AGI - Il recente protagonismo politico del Canada non è legato solo al deterioramento dei rapporti con gli Stati Uniti e all'elevato profilo internazionale del nuovo primo ministro, Mark Carney: Ottawa sta riempiendo un vuoto lasciato da un'Unione Europea che fatica sempre più a incidere.
È la tesi della politologa italo-canadese Antonia Maioni, che domani si insedierà ufficialmente come presidente della John Cabot University a Roma. Già direttrice del McGill Institute for the Study of Canada, dove insegnò Scienza Politica, e Visiting Professor a Harvard, l'accademica invita anche a non eccedere negli entusiasmi per il recente sodalizio tra Ottawa e Bruxelles.
Il ruolo internazionale di Mark Carney
D: Il Canada con Mark Carney si sta ritagliando un ruolo più assertivo e, per certi versi, inedito. È solo merito dello status del nuovo primo ministro o ci sono ragioni più profonde?
R: «Nel contesto attuale, lo status internazionale di Carney ha certamente contribuito in misura significativa. Per capire questa svolta dobbiamo considerare il potenziale che ha il Canada come medio potere, in parte grazie alla vicinanza agli Stati Uniti ma anche per il suo ruolo storico di mediatore imparziale in alcune situazioni di conflitto. Il Canada offre l'immagine di un Paese che gioca bene a livello internazionale e prova ad aiutare a livello multilaterale. Le posizioni così ferme di Carney di fronte alle politiche di Donald Trump riempiono i vuoti lasciati dalla mancanza di coesione della posizione europea e ciò spiega anche l'influenza attuale del Canada. Carney cerca di mostrare agli alleati di Trump come si deve trattare con gli Usa: fermi e onesti senza mai cedere».
I rapporti con Washington e il nuovo ordine mondiale
D: Si tratta di un cambiamento strutturale del ruolo internazionale del Canada o una futura distensione con Washington segnerebbe un ritorno allo status quo precedente?
R: «È sempre difficile fare previsioni di lungo termine; un'altra amministrazione sarebbe più conciliante sul piano della sicurezza e del commercio, ma sarebbe difficile per il Canada tornare ad avere fiducia negli Usa senza una loro stabilizzazione politica. Perché rinasca una "pax americana" servirebbe una politica internazionalista di nuovo forte da parte degli Stati Uniti, ma non sarà mai più come prima, nemmeno con un presidente democratico. È questo il messaggio che Carney aveva lanciato all'ultimo vertice di Davos: l'ordine del mondo sta cambiando e quindi dobbiamo tutti prepararci al cambiamento. Costruire alleanze diventa sempre più difficile e i legami tradizionali tra Paesi sono meno saldi, basti pensare alle recenti tensioni tra Italia e Spagna».
L'accordo tra Canada e Unione Europea
D: Qual è la sua valutazione dell'accordo con l'Unione Europea? Fino a dove si potrebbe spingere l'integrazione dei due mercati?
R: «Non sono esperta di politiche Ue ma mi sembra che l'Europa non possa prendere queste decisioni in modo rapido. Anche se c'è un accordo tra Europa e Canada, sarebbe molto sorprendente se sfociasse in qualcosa di davvero intenso. Di certo si vedono legami più forti con i Paesi europei che potranno svilupparsi ulteriormente, penso all'incontro tra Macron e Carney a Saint-Pierre-et-Miquelon. A livello Ue non abbiamo però ancora ratificato l'accordo economico e commerciale firmato dieci anni fa. Ciò vuole forse dire che non abbiamo le stesse idee.
Gli operatori economici canadesi non sono probabilmente pronti agli standard normativi europei e il commercio con l'Ue rappresenta meno del 10% del totale per il Canada. Il peso geografico, culturale ed economico del Canada resta orientato verso gli Stati Uniti e questo è un fatto storico».
L'Artico al centro della cooperazione strategica
D: Europa e Canada sono unite da interessi comuni nel cruciale quadrante dell'Artico. In che modo può evolvere la cooperazione in questo settore?
R: «Le prospettive legate alle rotte artiche sono una priorità molto importante per il Canada, che ha un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza dei passaggi marittimi. La cooperazione con l'Ue dovrebbe proseguire in questo ambito, purché gli europei riconoscano la sovranità canadese sulla regione.
Questo è l'aspetto fondamentale: per il Canada l'Artico non è solo una questione marittima, fa parte della sua identità nazionale».
"Le prospettive legate alle rotte artiche sono una priorita' molto importante per il Canada, che ha un ruolo fondamentale per garantire la sicurezza dei passaggi marittimi. La cooperazione con l'Ue dovrebbe proseguire in questo ambito, purche' gli europei riconoscano la sovranita' del Canada sulla regione. Questo e' l'aspetto fondamentale: per il Canada l'Artico non e' solo una questione marittima, fa parte della sua identita'". (AGI)
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