AGI - Rita Flores - artista e attivista di 29 anni, originaria della Russia, nonché ex membro del collettivo Pussy Riot - ha descritto al Guardian il suo reclutamento e i tre anni trascorsi sotto il controllo degli agenti dell'Fsb. Un rapporto di collaborazione che ha interrotto solo fuggendo dal Paese il mese scorso. Prima sono arrivati i ricatti e le minacce di morte per garantirsi la sua collaborazione, poi una serie di incarichi, uno più sinistro dell'altro: fare la spia sui compagni attivisti, carpire informazioni personali ad artisti vicini al movimento di protesta e, infine, partecipare a un piano per rapire e uccidere un nemico del Cremlino.
Flores ha reso pubblici i dettagli della sua collaborazione in una conversazione video con il suo avvocato, Dmitry Zakhvatov, pubblicata pochi giorni dopo aver lasciato la Russia a fine agosto. Ha spiegato di aver deciso di vuotare il sacco nella speranza che altre persone in situazioni analoghe trovino il coraggio di rompere i legami con l'Fsb.
Chi è Rita Flores
Ora, nella sua prima intervista ai media da quando ha lasciato la Russia, ha fornito ulteriori dettagli su come sia stata reclutata e gestita dai servizi russi. "Per la prima volta dopo anni, mi sento tranquilla. Per tutto questo tempo ho sognato di andarmene e di poter raccontare tutto", ha dichiarato. Il Guardian non ha potuto verificare in modo indipendente i dettagli del racconto di Flores, ma negli ultimi anni si sono verificati numerosi casi di infiltrazione dell'Fsb nei gruppi di opposizione. Flores, nota anche come Margarita Konovalova, è legata alle Pussy Riot dal 2020, anno in cui fu fermata dopo una performance vicino al Cremlino. Aveva scontato diverse brevi pene detentive ed era stata sottoposta a sorveglianza e perquisizioni domiciliari in numerose occasioni. Misure che si erano intensificate don il giro di vite interno scattato dopo l'invasione dell'Ucraina nel febbraio 2022.
Il reclutamento forzato
La 29enne è stata reclutata dopo una delle perquisizioni della polizia nel febbraio 2023, quando due uomini si sono qualificati come agenti dell'Fsb, ha raccontato. L'hanno minacciata di aprire un procedimento penale, in base alle leggi sulla censura in tempo di guerra, a causa di un post pubblicato su Instagram in cui criticava le uccisioni di ucraini da parte dei russi. Hanno anche insinuato che avrebbero potuto far uccidere sua madre se non avesse accettato di collaborare.
"Ho creduto che potessero fare tutto ciò che dicevano. Avevo troppa paura", ha detto. Come ricompensa per la firma, ha ricevuto un pagamento una tantum in contanti meno di 300 euro e i suoi primi incarichi sono stati di raccogliere informazioni su altri artisti dell'opposizione appartenenti alla sua stessa cerchia e nel riferirle all'Fsb. I due agenti che l'avevano reclutata sono diventati suoi referenti, organizzando incontri frequenti e adottando per lo più la classica strategia del 'poliziotto buono e poliziotto cattivo'. Vedeva solo di tanto in tanto l'agente di grado superiore, un uomo rozzo sulla quarantina che si presentava con nomi sempre diversi.
L'incontro con 'la Giacca'
Alla fine, Flores ha iniziato a chiamarlo 'la Giacca', per via dell'abito nero lucido che amava indossare. L'agente di grado inferiore, di nome Ivan, è diventato il suo referente principale: cercava spesso di mostrarsi amichevole e disponibile, lasciando le minacce dirette a 'la Giacca'. "Ogni volta che incontravo Ivan e 'la Giacca' insieme, Ivan restava in silenzio. 'La Giacca' era sgarbato, minaccioso e mi insultava in quanto donna. Era il diavolo in persona. Poi, quando incontravo solo Ivan, lui si mostrava gentile e amichevole", ha ricordato. "Gli piaceva dire: 'L'FSB ti rieducherà, io ti rieducherò, avrai una vita tranquilla e serena, amerai la Russia, farai figli e sarai una moglie obbediente'".
Le minacce: "Se vai all'estero ti troveranno e ti uccideranno"
Flores, che non avrebbe dovuto rivelare a nessuno di essere stata reclutata, ne parlò subito con "una ventina di persone", ma si guardò bene dal parlarne a quelle del mondo dell'arte su cui avrebbe dovuto riferire. Al contrario, sostenne di aver provocato appositamente dei conflitti con loro, inventando pretesti per allontanarle ed evitare che condividessero informazioni sensibili. I suoi due referenti mantenevano alta la pressione psicologica reiterando le minacce e, a suo dire, persino Ivan - quello dall'atteggiamento più amichevole - in certe occasioni chiariva che le conseguenze per chi lo avesse ostacolato sarebbero state gravi. "Cercava di stringere amicizia con me, ma sapeva anche essere minaccioso. Diceva con calma: 'Uccideranno tua madre e non potrai dimostrare nulla', oppure: 'Se vai all'estero ti troveranno subito e ti uccideranno'".
L'omicidio di Verzilov
Lo scorso maggio, Ivan e 'la Giacca hanno iniziato a interrogarla su Pyotr Verzilov, un attivista un tempo legato alle Pussy Riot che ora vive in Ucraina e combatte nell'esercito ucraino contro la Russia. Da tempo una spina nel fianco per le autorità russe, Verzilov fu avvelenato in Russia nel 2018. Flores ha raccontato che i suoi referenti volevano che ottenesse informazioni su Verzilov, incluso il suo indirizzo in Ucraina. Le suggerirono poi di sfruttare la loro vecchia amicizia per organizzare un incontro in Serbia. Lì, a suo dire, l'uomo sarebbe stato rapito e ucciso da una squadra dell'Fsb pronta ad agire. Ivan iniziò a pagarle 50 mila rubli al mese come incentivo supplementare per collaborare al caso Verzilov.
La fuga delle altre attiviste di Pussy Riot
Nel frattempo, Flores stava pianificando una via d'uscita. Lo scorso settembre ha sposato il suo compagno: una mossa che serviva in parte a sottrarsi alla missione in Serbia, permettendole di dire a Ivan che il marito non le avrebbe mai permesso di partire per incontrare un altro uomo. Ma l'obiettivo era lasciare per sempre il Paese. Nel 2022, le attiviste delle Pussy Riot, Lucy Shtein e Masha Alekhina, erano sfuggite agli arresti domiciliari a Mosca travestendosi da addette alle consegne di cibo per eludere la polizia e lasciare infine la Russia. La fuga di Flores è stata meno rocambolesca e ora desidera aiutare chi si trova in situazioni analoghe a lasciare il Paese. Ha contattato sia le persone che aveva denunciato sia altri vecchi amici per spiegare la situazione.