AGI - "Pace" e "no al riarmo". A Nova, Giuseppe Conte non cambia spartito, anzi, lo alza di tono.
È da tempo che il leader del Movimento 5 Stelle ha scelto queste due parole come punti cardine della sua battaglia politica e dal palco della due giorni milanese il messaggio viene ripetuto con ancora più convinzione: mentre l'Europa ragiona di sicurezza, deterrenza e nuovi investimenti militari, Conte torna a indicare la direzione opposta.
Il no di Conte alle armi e al riarmo
Niente nuove armi, dunque, ma una "nuova stagione negoziale", in cui l'Italia con questa svolta dovrebbe giocare e intestarsi il ruolo di guida e "contagiare" il resto dei Paesi Ue.
È questa la linea che il leader pentastellato consegna alla sua comunità riunita a Milano: una linea che ormai, si capisce, è diventata uno dei tratti distintivi del Movimento, a prescindere da quanto queste posizioni siano condivise all'interno del campo largo. Nel suo intervento di circa venti minuti, Conte insiste, torna sulle stesse parole, le scandisce quasi a volerle trasformare in una bussola. "Con la guerra non andiamo da nessuna parte e le armi allontanano la pace", dice dal palco. E sulla possibilità che l'Italia rimanga isolata nel decidere di non fornire armi a Kiev, sottolinea: sulla costruzione di una sicurezza cooperativa "non saremo mai soli".
La politica estera e la spaccatura nel campo largo
Il ragionamento dell'ex premier è chiaro: l'Italia, secondo Conte, non dovrebbe limitarsi a seguire le scelte degli altri governi europei, ma provare a imprimere una svolta, assumendo l'iniziativa sul terreno diplomatico.
È qui che il messaggio di Nova assume un significato che va oltre la singola posizione sull'Ucraina. Conte sembra voler fare della politica estera uno dei terreni sui quali riaffermare l'autonomia del Movimento. Una scelta che inevitabilmente apre una distanza con quelle componenti del centrosinistra che considerano irrinunciabile il sostegno militare a Kiev, inteso come parte della strategia europea di sicurezza.
E da Milano, dunque, la parola "pace" si conferma anche una linea di demarcazione, non solo, ovviamente, con il governo, ma anche all'interno del campo largo: se non un ostacolo alla costruzione di un'alleanza, certamente uno dei dossier sui quali le differenze tra le forze del centrosinistra diventano più visibili.
Il messaggio a Di Battista
Il palco di Nova serve poi anche a ricucire fili interni alla storia del Movimento e mandare un messaggio ad Alessandro Di Battista, rientrato da Cuba lo scorso venerdì dopo il ricovero. "Torna con noi, abbiamo ancora tante battaglie che ci accomunano", gli dice il leader M5S. E tra quelle battaglie c'è, evidentemente, proprio quella sulla pace, e il rifiuto dell'escalation militare, per cui per l'ex deputato del movimento - a cui il pubblico dedica una grandissima standing ovation - rappresentano da anni il vero e proprio punto cardine del suo impegno politico, geopolitico e sociale.
Non un passo indietro
In chiusura, c'è spazio anche per immaginare la prima misura che metterebbe in campo nel primo consiglio dei Ministri. "Abrogheremo le norme sulla giustizia e quelle sulla sicurezza che, nella lettura del M5S, reprimono la protesta e il dissenso civile", afferma Conte strappando applausi soprattutto dai più giovani. Pace, diritti, critica alle politiche securitarie: tutti tasselli per delineare definitivamente, in vista delle elezioni, il perimetro politico del Movimento.
Ma il vero banco di prova resta, in ogni caso, sempre la pace. Perché su questo terreno Conte ha scelto di insistere da tempo e a Nova ha deciso di confermare il "no alle armi" da posizione politica a elemento identitario del Movimento.
Domani Conte chiuderà con l'intervento conclusivo. E sarà l'occasione per dare un'ultima cornice alle parole pronunciate in questi due giorni, tornando sui temi che il Movimento considera centrali per i prossimi mesi che condurranno alle urne.
Di certo, da Milano, una cosa è già emersa con chiarezza: sulla guerra e sul riarmo Conte e tutto il movimento non intendono arretrare, anche se questo dovesse creare fibrillazioni e scontri all'interno della coalizione.