Vicepresidente, lei ha descritto una strategia nuova attorno al Mediterraneo. Qual è l’obiettivo politico di questo nuovo portafoglio e perché è così importante per la Commissione?
“Siamo responsabili per il Medio Oriente, il Nord Africa e anche per i Paesi del Golfo. Per noi questo è il Mediterraneo: la parte meridionale del Mediterraneo, che è molto importante. La presidente von der Leyen ha voluto mostrare che prestiamo attenzione a questa parte del mondo, perché nel periodo precedente tutta la nostra attenzione era rivolta a Ucraina, Moldavia, Georgia, e da lì ci dicevano: ‘Non vi importa di noi, siamo i vostri vicini del Sud’. Per questo abbiamo voluto creare un nuovo portafoglio, dedicando un’attenzione speciale a questi Paesi”
Lei ha citato la complessità dell’area. Quali sono oggi le principali criticità nel Medio Oriente e nel Nord Africa?
“È un’area molto complicata, soprattutto quando parliamo di Medio Oriente: il conflitto israelo?palestinese, ma anche Libano, Siria – dove ora ci sono buone notizie, speriamo. E poi, naturalmente, la Giordania, che guarda con speranza a sviluppi positivi. Poi abbiamo il Nord Africa: Marocco, Tunisia, Algeria, Libia ed Egitto. E inoltre sei Paesi del Golfo, che sono molto importanti”.
Lei ha parlato di interconnettori e di energia rinnovabile prodotta nel Nord Africa. Qual è il ruolo dell’Italia in questa strategia?
“Sapendo che siete italiani, la Tunisia è al momento il Paese più interessante per l’Italia, con la costruzione dell’interconnettore tra Italia e Tunisia. Un progetto che va chiarito non riguarda solo la politica, ma anche l’economia”.
Perché puntare così tanto sulle rinnovabili nel Mediterraneo?
“Stiamo cercando di invitare le aziende europee a investire in quella parte del mondo, soprattutto nelle energie rinnovabili. Sapendo che lì ci sono sabbia, vento e mare in abbondanza, cerchiamo di produrre energia rinnovabile, aiutandoli a produrre energia a prezzi più bassi… Per liberarci dai combustibili fossili di Putin. Questo è ciò che vogliamo ottenere”.
I dati mostrano che l’Europa soffre una forte carenza di forza lavoro. Come si collega questo alla strategia mediterranea?
“Considerando che in Europa manca forza lavoro, abbiamo bisogno di persone qui; ma vogliamo anche che i giovani trovino opportunità nei loro Paesi”.
Nel corso del suo mandato ha spesso denunciato la manipolazione politica tra migrazione legale e illegale. Come si comunica correttamente ai cittadini?
“C’è un abuso da parte di alcuni politici che mescolano volutamente migrazione legale e illegale. L’illegale è fuori discussione: siamo contrari, la combattiamo… Per la migrazione legale, firmiamo partenariati per i talenti”.
UE è il principale donatore alla Palestina. Quali sono le priorità oggi?
“Come Commissione europea stiamo pagando molto: 1,6 miliardi di euro è il nostro programma di sostegno allo Stato di Palestina…Senza di noi, non avrebbero potuto sopravvivere” e poi ha aggiunto “Siamo riusciti a raccogliere quasi 900 milioni di euro per la ricostruzione”.
Alcuni Stati membri chiedono di vietare le importazioni dagli insediamenti. Qual è la posizione della Commissione?
“Sulla Cisgiordania, la questione è molto complicata. Sì, alcuni Paesi hanno chiesto alla Commissione di vietare esplicitamente i prodotti, ma i prodotti sono già — per così dire — vietati: non si può importare nulla dagli insediamenti illegali al momento”.
Passando all’immigrazione, lei dal primo giorno ha seguito la situazione che si è venuta a creare a Ceuta dove più di 75 mila persone hanno invaso l’enclave spagnola in poche ore. Ha affermato che non ci sono prove che il Marocco stia “usando i migranti come arma”. Su cosa si basa questa valutazione?
“Sono in contatto costante con il ministro degli Esteri marocchino, Nasser Bourita…E non ci sono prove — nessuna prova — che stiano sfruttando la situazione o “usandola come arma. Intelligence spagnola, francese, marocchina: nessuna prova”.