Secondo l'agenzia delle Nazioni Unite, gli effetti di questo fenomeno potrebbero rivelarsi i più intensi degli ultimi 70 anni e prolungarsi almeno fino al febbraio 2027. "El Niño si sta ingigantendo sotto i nostri occhi. La scienza non lascia spazio a dubbi: il pianeta si trova in acque inesplorate, e quelle acque si stanno riscaldando", ha dichiarato Guterres.
Che cos'è El Niño e perché fa salire le temperature estreme
El Niño è un fenomeno meteorologico naturale che si sviluppa nell'Oceano Pacifico: legato a un cambio nei regimi dei venti, permette alle acque calde di spostarsi verso est, liberando un'enorme quantità di calore nell'atmosfera.
Modificando i modelli meteo a livello globale, spinge alcune regioni verso la siccità devastante e altre verso tifoni e inondazioni. Questo riscaldamento si somma inevitabilmente ai cambiamenti climatici di origine antropica.
Nelle ultime settimane, nell'area centrale e orientale del Pacifico tropicale, le temperature della superficie del mare sono state di oltre 2 gradi superiori alla media, con proiezioni che indicano picchi vicini ai +4°C.
La segretaria generale della WMO, Celeste Saulo, ha avvertito che "El Niño ha il potenziale per assestare un colpo enorme alle comunità e alle economie di tutto il mondo". Anomalie termiche preoccupanti sono registrate anche nell'Oceano Indiano, nell'Atlantico tropicale e lungo le coste dell'Australia, dove i sistemi marini rischiano grave inedia per la fauna e morie di pesci.
Le conseguenze mondiali tra siccità, tifoni e inondazioni
L'impatto sul clima globale si sta già manifestando con una spaccatura netta tra diverse aree del pianeta. Da un lato, condizioni molto più secche della norma colpiranno il Sud-Est asiatico, l'America Centrale e le regioni settentrionali del Sud America, aumentando vertiginosamente il rischio di siccità e incendi boschivi. In Indonesia, ad esempio, sono già bruciati oltre 107.000 ettari di territorio, mentre nel Canale di Panama il transito navale è stato ridotto di oltre il 10% per la mancanza di piogge.
Sul fronte opposto, diverse regioni dovranno fare i conti con un forte aumento del rischio di inondazioni e tifoni. In Cina si prevede l'arrivo di ben sette tifoni lungo le coste, dopo i devastanti passaggi di Bavi, Noul, Maysak e Dolphin, che hanno già provocato vittime e costretto oltre un milione di persone all'evacuazione. Parallelamente, piogge ben superiori alla media sono previste in Africa orientale, nel Brasile meridionale e negli Stati Uniti meridionali.
Sebbene la WMO preveda cambiamenti drastici nella distribuzione delle precipitazioni già nei prossimi mesi, le ripercussioni sul clima e sull'economia globale sono destinate a farsi sentire per buona parte del 2027.