L’ideatore degli attentati dell’11 settembre sarà processato nel 2028
Al centro del procedimento c'è Khalid Sheikh Mohammed, considerato la mente organizzativa degli attacchi alle Torri Gemelle e al Pentagono. Con lui compariranno davanti alla corte militare della base statunitense di Guantánamo Bay, a Cuba, Walid bin Attash, Mustafa al-Hawsawi e Ammar al-Baluchi, accusati di aver partecipato alla pianificazione.
Tutti e quattro sono detenuti a Guantánamo dal 2006, ma il processo non è mai realmente decollato, bloccato per quasi due decenni da una lunga serie di battaglie legali. Uno dei nodi principali riguarda l'utilizzabilità delle confessioni rese dagli imputati dopo essere stati sottoposti a tecniche di interrogatorio equiparabili alla tortura.
Come si arriva al processo per l'11 settembre
I pubblici ministeri avrebbero voluto anticipare l'inizio del processo a gennaio 2027, ma Schrama ha respinto la richiesta, spiegando che la corte deve ancora risolvere numerose questioni preliminari prima di poter aprire il dibattimento. Schrama è il quinto giudice a occuparsi di un procedimento che ha già visto avvicendarsi quattro magistrati senza riuscire ad arrivare al processo.
Per i familiari delle vittime, ogni nuovo rinvio riapre una vicenda rimasta sospesa per anni. Jim Smith, ex agente del dipartimento di polizia di New York, perse la moglie Moira, morta mentre prestava soccorso dopo gli attacchi. "Sono vent'anni che chiediamo una data per il processo. Speriamo che questa volta sia quella buona", ha raccontato al New York Post.
Smith ha espresso anche la sfiducia maturata negli anni verso la gestione del procedimento: "Dipenderà tutto dal giudice. Ne abbiamo avuti tanti, alcuni bravi, ma per lo più agenti che non volevano avere nulla a che fare con questo caso. Qualcuno deve farsi coraggio e prendere in mano la situazione".
Il patteggiamento del 2024
Il caso era arrivato vicino a una conclusione nel 2024, quando Mohammed, bin Attash e al-Hawsawi avevano accettato un accordo con l'amministrazione Biden. Il patteggiamento prevedeva l'ammissione di responsabilità in cambio dell'ergastolo, evitando così la pena di morte.
Alcune famiglie delle vittime avevano accolto favorevolmente quella soluzione, considerandola un modo per arrivare a una conclusione del procedimento prima che gli imputati morissero in carcere. Altre si erano invece opposte, ritenendo che soltanto la condanna a morte potesse rappresentare una pena proporzionata alla gravità degli attentati. Di fronte alle proteste, l'amministrazione Biden aveva cercato di bloccare l'intesa già raggiunta, aprendo un nuovo contenzioso e allontanando ulteriormente la prospettiva del processo.
Nel giugno 2025 una corte d'appello statunitense ha respinto definitivamente l'accordo, mentre i legali di Mohammed hanno annunciato l'intenzione di rivolgersi alla Corte Suprema degli Stati Uniti. Gli avvocati dell'imputato non hanno per ora commentato la decisione di Schrama. Con la data del 5 giugno 2028 ora fissata, resta da vedere se il procedimento riuscirà questa volta ad arrivare al dibattimento dopo quasi due decenni di rinvii e contenziosi.
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