AGI - Ancora guai per Elon Musk e in particolare per il suo chatbot Grok, che utilizza un modello di IA accusato di utilizzare le immagini di minori vittime di abusi sessuali.
Secondo una denuncia presentata in un tribunale federale della California, la società di Musk, xAI, avrebbe utilizzato immagini risalenti a decenni fa di un minore vittima di abusi sessuali per generare nuovo materiale pedopornografico.
Le accuse
La querelante sostiene che xAI abbia progettato Grok per trasformare fotografie reali di persone identificabili in contenuti a sfondo sessuale e che abbia poi pubblicato i risultati direttamente su X. Le immagini della vittima e degli abusi che ha subito circolano online da quasi vent'anni. Grok, secondo la denuncia, avrebbe utilizzato quel materiale per produrre nuove immagini che la ritraggono.
La 'legge di Masha' e la richiesta di risarcimento
Il materiale generato dall'IA e raffigurante la querelante è stato identificato dal Centro canadese per la protezione dell'infanzia, si legge nella denuncia. La richiesta di risarcimento danni è stata avanzata ai sensi della cosiddetta 'Legge di Masha', una normativa statunitense che consente alle vittime di reati federali di pedopornografia di ottenere un risarcimento di almeno 150 mila dollari per violazione, e chiede al tribunale di ordinare la distruzione di qualsiasi materiale illegale in possesso dell'azienda.
La denuncia mette a confronto l'approccio di xAI con quello di concorrenti come OpenAI, Anthropic e Meta, che bloccano in gran parte le richieste di immagini a sfondo sessuale, e fa riferimento alla pubblicità della "modalità piccante" del suo strumento video Grok.
Il precedente
Questa è la seconda persona che accusa xAI di contenuti pedopornografici generati da Grok. Una causa separata, intentata quest'anno da tre adolescenti del Tennessee, è stata successivamente trasformata in una class action.