AGI - Almeno 157 persone sono morte e quasi seicento risultano disperse dopo la gigantesca alluvione che ha investito il nord del Nepal, soprattutto il distretto montuoso di Rasuwa, nella provincia di Bagmati, vicino al confine con il Tibet cinese. Proseguono le operazioni di ricerca e soccorso nella zona colpita dalla piena improvvisa del fiume Bhote Koshi. I dispersi sono quasi 600.
La strage in Nepal
L'ondata d'acqua ha raggiunto il corso del fiume attorno alle 9:15 locali, provenendo dall'area tibetana, e ha devastato in particolare Timure, Rasuwagadhi e Syabrubesi. Immagini di telecamere di sicurezza mostrano interi villaggi, ponti, bacini e altre infrastrutture trascinati via dall'acqua, mentre le persone tentano di fuggire dalla piena. L'emergenza ha interessato anche il territorio cinese. L'ufficio del primo ministro nepalese ha riferito del recupero di 97 corpi nelle aree interessate dalla piena, mentre le autorità cinesi hanno segnalato altri tre morti nella contea tibetana di Gyirong.
NEPAL | CHINA | URGENTE - MILES DE PERSONAS ENTERRADAS VIVAS, PUEBLOS BORRADOS DEL MAPA: LOS HUMANOS SOMOS NADA ANTE LA NATURALEZA.
— XAlertNow (@xalertnow) August 26, 2026
En segundos el alud se llev todo, hizo desaparecer pueblos enteros, miles de personas han muerto y otras miles estn desaparecidas. https://t.co/GY0iGzZizb pic.twitter.com/xYw5kQm9d4
Morti e dispersi anche in Cina
La Cina conta inoltre 265 dispersi. Sul lato nepalese non si hanno notizie di 484 turisti, dei quali 391 stranieri e 93 nepalesi. Tra gli stranieri figurano 133 indiani, 47 statunitensi, 34 australiani, 33 britannici, 24 canadesi, 19 malesi, sette ucraini, sei singaporiani, sei sudafricani, cinque giapponesi, cinque neozelandesi, quattro tedeschi, tre francesi, due irlandesi, due olandesi, due spagnoli e due russi.
In buone condizioni i due italiani coinvolti
Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha dato notizie di "due italiani coinvolti ma che sono in buone condizioni". La Farnesina ha fatto sapere che sono novanta i connazionali che si erano registrati su "Dove siamo nel mondo" come presenti nella regione.
"Otto ore fermi su un autobus"
"L'autobus si è fermato perché la strada era sbarrata e all'inizio non abbiamo capito il perché, poi ci siamo accorti che il fiume di fianco saliva, saliva: fortunatamente non è arrivato a lambire il mezzo. A monte non si poteva andare perché la strada era stata chiusa, indietro non potevamo andare perché nel frattempo il fiume era esondato. Siamo stati 8 ore fermi sull'autobus". Giovanni Fassini, uno dei due italiani coinvolti nell'alluvione in Nepal, racconta al Tg1 le ore di paura vissute a bordo del mezzo che lo portava a Katmandu con l'amico Marco Lombardi, al termine di una vacanza. "Nessuna notizia fino a quando sono iniziate a uscire le prime immagini e i primi video - dice Lombardi -. Ci è andata bene, siamo vivi, per fortuna siamo qui a raccontare ma ho visto che ci sono molti dispersi anche stranieri, la situazione è veramente tragica".
Distrutti villaggi e ponti
I dispersi comprendono inoltre 44 membri dell'esercito, 28 poliziotti, 13 appartenenti alla forza di polizia armata e 60 lavoratori di diversi progetti idroelettrici.
La piena ha distrutto almeno 80 ponti, di cui 35 carrabili e 45 sospesi pedonali, e provocato "gravi danni" agli impianti della centrale idroelettrica Langtang Khola. La struttura, appena completata, avrebbe dovuto avviare i test nei prossimi giorni. Le cause del disastro sono ancora in fase di accertamento. In un primo momento era stata avanzata l'ipotesi dell'esondazione o della rottura di un lago glaciale in Tibet.
Il terremoto come possibile causa dell'alluvione
Il ministro degli Esteri nepalese, Shishir Khanal, ha pero' indicato in via preliminare un sisma di magnitudo 4,4, registrato alle 8:37 locali, come possibile fattore scatenante: il terremoto avrebbe provocato una grande frana, bloccando temporaneamente il corso del Bhote Koshi e causando poi l'inondazione. L'Us Geological Survey ha localizzato l'epicentro a circa 77 chilometri a nord-ovest della località nepalese di Kodari, a 10 chilometri di profondità.
La macchina dei soccorsi
Il governo ha mobilitato elicotteri dell'esercito e compagnie private per raggiungere feriti e persone intrappolate, trasferendole in zone sicure. Secondo l'Autorità nazionale per la riduzione e gestione del rischio di disastri, finora 80 persone sono state soccorse via terra e 116 con elicotteri. L'esecutivo ha dichiarato per tre mesi lo stato di area disastrata nelle zone investite dalla piena. Sono previste cure mediche gratuite per i feriti, alloggi e generi alimentari per gli sfollati e aiuti economici immediati alle famiglie delle vittime.
Le autorità hanno inoltre ordinato di riaprire le strade bloccate, ripristinare acqua potabile, elettricità e telecomunicazioni e mobilitare risorse per ricostruire le infrastrutture danneggiate. L'Unione europea ha attivato il sistema satellitare Copernicus per mappare le aree devastate.
Gli aiuti internazionali
La presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha affermato che Bruxelles è pronta a mobilitare ulteriore assistenza. Solidarietà è stata espressa anche dal premier indiano Narendra Modi, dal ministro degli Esteri britannico Ed Miliband e dagli Stati Uniti. La Federazione internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha stanziato oltre un milione di euro di fondi d'emergenza per sostenere la risposta della Croce Rossa nepalese.