AGI - L' Iran ha promesso ritorsioni contro l'ampliamento delle sanzioni Usa annunciato dal segretario al Tesoro Scott Bessent, affermando di essere pronto a rispondere sia sul piano economico sia, se necessario, con azioni contro gli interessi vitali americani e gli snodi energetici.
Le sanzioni annunciate dagli Usa
Le misure presentate da Bessent non includono per ora le sanzioni più severe: i Paesi che continueranno a commerciare con Teheran rischiano però di essere esclusi dal sistema finanziario basato sul dollaro. Il segretario al Tesoro non ha indicato gli Stati nel mirino né la data di entrata in vigore delle sanzioni, spiegando che verrà dato loro tempo per conformarsi alla nuova direttiva. Ma ciò è bastato perché il presidente americano Donald Trump scrivesse ieri su Truth. "L'Iran sta crollando totalmente".
La risposta di Teheran
"Per le sanzioni americane siamo pienamente pronti", ha dichiarato il ministro dell'Economia iraniano Ali Madanizadeh alla televisione di Stato. "I nemici intendono lanciare contro di noi un attacco terroristico economico, ma anche noi abbiamo i nostri strumenti e sappiamo come giocare. La nostra difesa non è più soltanto difensiva: i nemici devono attendersi un attacco". Madanizadeh ha aggiunto che né Cina né Russia avrebbero "accettato" le misure americane e ha previsto che altri Paesi resisteranno alle pressioni di Washington.
"Gli americani sanno che nessuno crede alle loro spacconate, gli Stati Uniti non sono in una condizione economica tale da voler restringere ulteriormente i rapporti con gli altri paesi", ha scritto lunedì su X il presidente del parlamento iraniano, Mohammed Ghalibaf. "I partner commerciali dell'Iran, sia attraverso i media sia nei messaggi inviati a noi, hanno dichiarato di non tenere in nessun conto queste prese di posizione".
Le minacce dei pasdaran
Anche il portavoce dei Guardiani della rivoluzione, i pasdaran, Hossein Mohebbi ha minacciato duri colpi contro gli interessi vitali statunitensi e gli stretti energetici se le infrastrutture iraniane saranno minacciate. Prima dell'annuncio, Teheran aveva già evocato una possibile risposta militare e un'ulteriore riduzione delle esportazioni petrolifere dal Golfo.
La mediazione del Pakistan
Il Pakistan ha compiuto "progressi significativi" negli ultimi colloqui con Teheran, dedicati alla prevenzione di un'ulteriore escalation del conflitto e alla riapertura dello Stretto di Hormuz. Lo ha dichiarato l'esercito pakistano. "Il presidente iraniano ha condiviso con franchezza la prospettiva del suo governo e abbiamo avuto uno scambio molto costruttivo sulle questioni in gioco", ha scritto su X il ministro dell'Interno pakistano Mohsin Naqvi, che ha accompagnato a Teheran il capo dell'esercito Asim Munir.