AGI - Il ministero della Giustizia giapponese ha annunciato la fine della collaborazione con un controverso dating show di Netflix che ha per protagonisti ex delinquenti minorenni, dopo le polemiche suscitate da quella che alcuni critici hanno definito come una sorta di glorificazione dei reati.
All'inizio del mese il ministero aveva avviato un'insolita partnership con il colosso dello streaming per promuovere "Badly in Love", pubblicando un poster dedicato alla seconda stagione con alcuni dei protagonisti, tra cui uomini e donne con numerosi tatuaggi.
La sottocultura al centro dello show di Netflix
Badly in Love" porta al centro la cosiddetta sottocultura giapponese degli yankii, giovani ribelli spesso associati a vite turbolente e, in alcuni casi, a esperienze criminali. Nel cast compaiono anche ex membri della yakuza e persone legate in passato a bande motociclistiche. "Nel primo dating show giapponese dedicato agli yankii ribelli, 11 single si scontrano, stringono legami e vivono insieme per 14 giorni, dando tutto per trovare la persona giusta", si legge nella descrizione ufficiale del programma.
Dalla sua uscita a dicembre, lo show si è trasformato in un successo internazionale inatteso. Secondo Netflix, la prima stagione è rimasta per settimane nella top 10 in Corea del Sud, Taiwan e Hong Kong, mentre la seconda è attualmente il programma più visto in Giappone. Il Japan Times lo ha paragonato a una sorta di risposta giapponese a Jersey Shore di MTV, osservando come entrambe le produzioni abbiano portato in primo piano sottoculture spesso stigmatizzate, invitando il pubblico a guardarle con maggiore attenzione.
La giustificazione del governo del Giappone
L’ufficio per la riabilitazione del ministero aveva difeso la collaborazione sostenendo che i racconti sull’infanzia difficile dei partecipanti, sul pentimento e sui percorsi di crescita personale fossero coerenti con il messaggio secondo cui “una persona può cambiare”. Il ministero aveva quindi scelto di promuovere il programma, che dichiara di voler raccontare persone “senza scuse per ciò che sono”, inserendolo nella propria campagna sulla riabilitazione. Lo show continuerà comunque ad andare in onda su Netflix, ma senza il sostegno del governo.
“Non è mai stata intenzione di questa collaborazione avallare crimini o comportamenti delinquenziali, né glorificare o banalizzare gli atti commessi in passato”, ha spiegato il ministero in una nota. “Abbiamo però ricevuto numerose preoccupazioni e critiche sul fatto che l’iniziativa possa provocare disagio nelle vittime di reati”, ha aggiunto, annunciando la fine della partnership.
La seconda stagione di “Badly in Love” era finita al centro delle polemiche dopo la messa in onda di un episodio nel quale uno dei partecipanti aveva raccontato di essere stato arrestato da adolescente per aver dato fuoco a una persona, nel tentativo di dimostrare di “non tirarsi indietro”. Il ministero ha comunque precisato che la decisione di interrompere la campagna “non intende negare gli sforzi per aiutare la riabilitazione delle persone che hanno commesso reati in passato”.
La difesa del produttore esecutivo dello show
Il produttore esecutivo di "Badly in Love", Dai Ota, aveva spiegato all'AFP ad aprile che, prima della messa in onda della prima stagione, il team di produzione aveva affrontato "ampie discussioni interne" per evitare che il programma potesse essere interpretato come una forma di "giustificazione della violenza".
"La nostra speranza era mostrare che questi giovani, spesso emarginati o etichettati come 'reietti sociali', sono semplicemente ragazzi che si preoccupano, lottano e crescono davvero", ha dichiarato.