AGI - Una vita intera spesa in Svezia non è bastata a proteggerla. Joyce Thomas, un'ex infermiera britannica di 78 anni residente nel Paese scandinavo da oltre vent'anni, si trova oggi a combattere contro un ordine di espulsione che le impone di lasciare la sua casa entro quattro settimane. La sua colpa? Aver presentato in ritardo la domanda per il permesso di soggiorno post-Brexit.
Il suo dramma - raccontato sul The Guardian - non è un caso isolato. Rappresenta l'ennesimo capitolo di quella che attivisti e diplomatici definiscono una "linea dura e inspiegabile" da parte delle autorità svedesi nei confronti dei residenti del Regno Unito.
"Nessun reato, ma mi cacciano": il limbo insopportabile di Joyce
Dopo la scomparsa del marito Gwynne nel 2023, Joyce si era trasferita ad Hammaro per stare vicina al figlio e ai nipoti. È stato proprio durante un viaggio a Brighton nel 2022 che la coppia ha scoperto di dover richiedere un nuovo status d'immigrazione per rimanere in Svezia dopo l'uscita del Regno Unito dall'Unione Europea.
"È incredibile che alla mia età io venga cacciata dopo aver vissuto qui per così tanto tempo senza aver fatto nulla di male", ha raccontato Thomas. "Non ho precedenti penali, nessuna infrazione stradale, niente. Mi sono sempre mantenuta da sola. È un limbo insopportabile: sarò morta prima di riuscire a sistemarmi altrove."
Nonostante l'Accordo di Recesso UE-Regno Unito consenta di presentare domande tardive in presenza di "ragionevoli motivi", l'Agenzia svedese per l'immigrazione (Migrationsverket) ha respinto la richiesta di Joyce, sostenendo che la mancata conoscenza delle nuove regole non costituisca una giustificazione sufficiente. Ora la donna, supportata da un team di legali pro bono, sta tentando l'ultima carta del ricorso in tribunale.
La Svezia maglia nera in Europa per le espulsioni post-Brexit
Le statistiche ufficiali tracciano un quadro allarmante che posiziona Stoccolma ai vertici delle politiche espulsive nell'era post-Brexit:
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2.500 ordini di espulsione: Corrispondono a un terzo del totale di tutti i provvedimenti emessi verso cittadini britannici nell'intera Unione Europea dal 2021 a oggi.
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Tasso di rifiuto record: Il 27,5% delle richieste inviate in Svezia viene respinto (quasi 4.000 su 14.200), contro una media europea che oscilla tra il 3% e il 4%.
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Il confronto con gli altri Paesi: La Bulgaria, a fronte di 16.000 domande, ha registrato appena 5 rifiuti; il Belgio ne ha respinti 605 su 13.000.
Un precedente agghiacciante aveva già scosso l'opinione pubblica due anni fa, quando la Svezia aveva minacciato di espellere Kathleen Poole, una donna britannica affetta da demenza e ricoverata in una RSA poco prima della sua scomparsa.
Tensione diplomatica tra Londra e Stoccolma
Il Ministero degli Esteri britannico (FCDO) e diversi parlamentari hanno espresso profonda preoccupazione per l'intransigenza svedese, sollecitando le autorità locali e la Commissione Europea a intervenire per motivi umanitari e di ricongiungimento familiare.
Dall'altro lato, la Migrationsverket difende la rigidità delle proprie procedure: "In circostanze eccezionali è possibile presentare una domanda in ritardo, ma il richiedente deve motivare per iscritto l'impossibilità di averlo fatto nei tempi previsti. La semplice ignoranza della norma non è considerata una spiegazione valida."
Mentre la burocrazia segue il suo corso, per Joyce Thomas e migliaia di altri cittadini britannici il tempo stringe, sospesi tra il diritto alla propria vita integrata e la minaccia costante di un rimpatrio forzato.