Oggi, dopo decine di incontri, tornano a riunirsi gli ambasciatori dei 27 Stati membri per limare ancora un testo che ha perso molti dei suoi capitoli sotto i veti incrociati. Secondo quanto si apprende da fonti vicine alle trattative, sarebbero usciti dal pacchetto il divieto di importazione del merluzzo dalla Russia e il divieto di ingresso nell’Ue per gli ex combattenti russi. Sul tavolo restano invece le richieste della Grecia, che rifiuta il divieto imposto alle aziende europee di esportare gas naturale liquefatto russo verso Paesi terzi. Atene gestisce la più grande flotta mercantile del mondo ed è preoccupata per l’impatto su una compagnia greca che opera navi cisterna rompighiaccio per l’esportazione di GNL russo. La posizione greca è che impedire alle aziende europee questo tipo di attività spianerebbe la strada a operatori cinesi e asiatici, danneggiando il settore europeo. Una linea ferma da settimane, che potrebbe portare a un rinvio e a una valutazione dell’impatto economico della misura.
Sulla corsa all’adozione del pacchetto incombe anche la scadenza dell’oil price cap sul greggio russo, slittata a domani. Il meccanismo fissa il tetto a 44,10 dollari al barile e, nel caso in cui oggi i diplomatici dovessero registrare un’altra fumata nera, è probabile un nuovo rinvio della revisione del cap. La partita resta aperta e il via libera al pacchetto potrebbe slittare ancora, con nuovi compromessi da negoziare. Intanto la scadenza del price cap incombe e rischia di diventare l’ennesimo nodo irrisolto sul tavolo dei 27.