AGI - L'Iran ha preso di mira installazioni radar e sistemi di difesa aerea statunitensi nel Golfo, avvertendo Washington che seguiranno attacchi "più decisivi e potenti", mentre il conflitto minaccia di allargarsi a causa del blocco dei porti sauditi da parte dei ribelli Houthi nello Yemen.
Le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno dichiarato di aver attaccato e bloccato due "petroliere non conformi" che tentavano di transitare nello Stretto di Hormuz. L'azione rientra nel tentativo di rafforzare il controllo sullo Stretto proprio mentre la guerra si sta riaccendendo.
In seguito alla morte di almeno tre soldati statunitensi negli ultimi giorni, nella serata di ieri gli Stati Uniti hanno lanciato una nuova serie di attacchi contro l'Iran, dichiarando che erano "volti a ridurre ulteriormente le capacità militari iraniane utilizzate per attaccare il traffico mercantile".
Poche ore dopo, l'esercito iraniano ha affermato di aver colpito obiettivi statunitensi in Kuwait e Bahrein, tra cui sistemi di difesa aerea, installazioni radar ed edifici amministrativi. "Dopo questo attacco ai radar, il nemico deve prepararsi a ondate ancora più decisive e potenti di attacchi con droni e missili", hanno affermato le Guardie in una nota diffusa dall'agenzia di stampa statale Irna.
Trump, colpiremo ogni sito nucleare in ricostruzione
Non possono avere un'arma nucleare. Ci vorrebbero anni per produrla, e noi attaccheremmo senza dubbio. Qualsiasi sito in cui stiano anche solo pensando al nucleare, lo colpiremo con estrema forza". Lo ha dichiarato il presidente americano, Donald Trump, parlando con i giornalisti alla Casa Bianca. "Nessuno sa, tranne gli iraniani, il danno che abbiamo inflitto loro. Abbiamo inflitto danni da cui impiegheranno 20, 25 anni a riprendersi. Quindi, se ce ne andassimo domani, avremmo ottenuto un grande successo, ma non ce ne andremo domani", ha aggiunto.
Pentagono identifica soldato Usa morto nella base in Iraq
Il Pentagono ha identificato il sergente Michael Emmanuel Swinton come il militare statunitense morto in Iraq in seguito all'esplosione di un drone iraniano durante l'attuale escalation del conflitto con Teheran. Swinton, 30 anni, originario di Fayetteville, nella Carolina del Nord, e' morto il 19 luglio nella base aerea di Erbil, durante la detonazione controllata di un drone kamikaze iraniano precedentemente abbattuto. Lo ha reso noto il dipartimento della Difesa statunitense in un comunicato.
Il sergente prestava servizio nella 108esima Brigata di artiglieria di difesa aerea, di stanza a Fort Bragg, in Carolina del Nord. Nell'incidente e' rimasto ferito anche un altro militare.
Ieri il Pentagono aveva gia' reso noti i nomi di altri due militari statunitensi uccisi in un precedente attacco iraniano in Giordania: il primo tenente Tyler James Feehan, 25 anni, e la soldatessa Isabella Gonzales, 19 anni, deceduti rispettivamente venerdi' e sabato scorsi. Un altro militare risulta inoltre disperso.
Tensioni Washington-Teheran e minacce Houthi
Il presidente statunitense Donald Trump ha avvertito che l'Iran avrebbe pagato "a caro prezzo" - "molte volte tanto" - per ogni soldato americano ucciso, mentre il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha dichiarato che il conflitto è ormai diventato "una guerra su vasta scala".
Dal 7 luglio, quasi 100 militari statunitensi sono rimasti feriti, ha reso noto il Pentagono; la maggior parte di loro ha riportato commozioni cerebrali lievi.
Nel frattempo, gli alleati yemeniti di Teheran - i ribelli Houthi - hanno minacciato un'importante escalation del conflitto, annunciando il blocco dei porti sauditi. Una simile mossa da parte degli Houthi metterebbe a rischio la capacità di Riad di aggirare lo Stretto di Hormuz - punto nevralgico e critico - per alcune delle sue esportazioni di petrolio, oltre ad avere gravi ripercussioni sull'economia globale.
La scorsa settimana, per la prima volta dopo anni, si sono verificati scontri a fuoco tra Arabia Saudita e Houthi. Riad ha condannato fermamente la minaccia proveniente da quella che ha definito la "milizia terroristica Houthi", ribadendo di "continuare a sostenere il fraterno popolo yemenita e il suo governo legittimo".
Impatto sui mercati energetici e opzione diplomatica
Il conflitto in Medio Oriente è ripreso dopo il fallimento di un cessate il fuoco siglato ad aprile e di un accordo quadro raggiunto a giugno. Teheran ha ripristinato il blocco dello Stretto di Hormuz e Washington ha risposto bloccando a sua volta i porti iraniani.
Lunedì i prezzi del petrolio hanno registrato un breve picco, toccando i massimi dell'ultimo mese, per poi ritracciare leggermente martedì mattina, mentre le parti avverse si contendono il controllo dello stretto, attraverso il quale in tempo di pace transitava un quinto del petrolio mondiale.
Sebbene i volumi siano ben inferiori ai livelli pre-conflitto, l'Arabia Saudita è riuscita a continuare a esportare millioni di barili di petrolio al giorno attraverso il porto di Yanbu, sul Mar Rosso. Da mesi i mercati petroliferi temono che gli Houthi possano tornare ad attaccare il traffico marittimo nel Mar Rosso e nel Golfo di Aden - come accaduto durante la guerra a Gaza - rischiando di sottrarre ulteriori quantità di greggio ai mercati globali. Gli Houthi, in guerra con Riad da oltre un decennio, non hanno reso noto come intendano attuare il blocco.
Nel frattempo, nello Stretto di Hormuz, secondo le Guardie Rivoluzionarie due petroliere "sono state colpite da esplosioni che hanno provocato incendi di vaste proporzioni, costringendole all'immobilizzazione". L'agenzia britannica per la sicurezza marittima (Ukmto) aveva precedentemente riferito che un "proiettile di origine ignota" aveva colpito una petroliera al largo delle coste dell'Oman. Martedì, l'Ukmto ha segnalato che un'altra petroliera era stata colpita da un proiettile al largo dell'Oman.
Nonostante i recenti scontri, il portavoce del ministero degli Esteri iraniano, Esmaeil Baqaei, ha affermato che sono in corso scambi diplomatici con Washington tramite mediatori. Il ministro dell'Interno iraniano, Eskandar Momeni, si trova a Islamabad per una visita di due giorni durante la quale incontrerà il primo ministro pachistano Shehbaz Sharif e il potente capo dell'esercito Asim Munir, secondo quanto riferito dal Ministero dell'Interno del Pakistan.
Il presidente libanese Joseph Aoun incontrerà martedì Trump a Washington, mentre cresce la pressione su Beirut affinché disarmi Hezbollah, condizione posta da Israele per il ritiro dal Libano meridionale.