La svolta della Corte Ue sull'amnistia catalana: "Non lede le finanze europee"
- Una manifestazione a Bercellona per la liberazione di Carles Puigdemont
AGI - La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (Cgue) ha stabilito che la legge spagnola sull'amnistia relativa al processo di indipendenza catalano è conforme al diritto dell'Ue perché "il suo obiettivo è ridurre le tensioni istituzionali e politiche e facilitare uno scenario di riconciliazione".
Questa decisione apre ora la strada alla Corte Costituzionale spagnola, la cui sentenza sarà cruciale per il possibile ritorno in Spagna dell'ex presidente catalano Carles Puigdemont, poiché dovrà stabilire se la Corte Suprema debba concedergli l'amnistia per il reato di appropriazione indebita di fondi pubblici.
La Corte con sede in Lussemburgo si è pronunciata in via preliminare sulla questione sollevata dalla Corte dei Conti spagnola in merito alla possibilità che la concessione dell'amnistia per la responsabilità contabile relativa alle spese del processo di indipendenza possa compromettere le finanze europee, un'ipotesi che la Corte di Giustizia Ue ha escluso.
I togati europei hanno risposto "negativamente" a tale quesito perché, secondo la sua sentenza, "gli interessi finanziari dell'Unione non possono essere considerati lesi dalla mera diminuzione del reddito nazionale lordo che potrebbe derivare dalla secessione di una parte del territorio nazionale". La Corte di Giustizia dell'Unione Europea (CGUE) ha stabilito che la legge sull'amnistia "non compromette" la direttiva europea antiterrorismo, poiché l'amnistia esclude i reati terroristici commessi nel contesto del processo di indipendenza catalana che hanno causato gravi danni.
La CGUE ha inoltre confermato il termine di due mesi concesso dalla legge sull'amnistia ai giudici spagnoli per decidere se applicare l'amnistia nei rispettivi casi, a condizione che il procedimento venga sospeso qualora vengano sollevate questioni pregiudiziali dinanzi alla Corte di Giustizia Europea, come è avvenuto nei casi esaminati dalla Corte dei Conti e dal Tribunale Nazionale. Secondo la Corte, il periodo di due mesi non pregiudica il principio di effettiva tutela giurisdizionale, in quanto "limitato" all'applicazione della legge sull'amnistia e, pertanto, non può rappresentare "problemi sistemici tali da compromettere il corretto funzionamento del sistema giudiziario nazionale".
I giudici hanno rilevato che il governo spagnolo ha chiarito che il periodo di due mesi può essere sospeso in attesa della sentenza della Corte di giustizia dell'Unione europea e che le misure cautelari imposte agli imputati possono essere mantenute. Puigdemont aveva impugnato dinanzi alla Corte costituzionale la decisione della Corte suprema di non applicargli la legge sull'amnistia, in primo luogo perché riteneva che la concessione dell'amnistia per il reato di appropriazione indebita avrebbe messo a repentaglio le finanze europee - un'affermazione che la Corte di giustizia dell'Unione europea ha respinto oggi - e in secondo luogo perché sosteneva che l'ex presidente si fosse arricchito non finanziando personalmente il referendum del 1 ottobre.