AGI - Il giorno dopo la debacle sulle preferenze, Fratelli d'Italia insiste nel difendere il principio di fare in modo che siano i cittadini a eleggere i propri rappresentanti. E così, tra la sorpresa degli alleati, vota a favore di un emendamento ad hoc presentato dai vannacciani, che comunque non supera l'esame dell'Aula perché oltre alle opposizioni hanno votato contro anche Fi e Lega. "È assurdo che a dettare l'agenda debba essere l'ex generale...", la tesi. I fari nel centrodestra sono ancora sul voto di ieri: il partito di via della Scrofa continua dietro le quinte a puntare il dito contro una parte dei gruppi di Lega e FI, i franchi tiratori potrebbero essere anche una cinquantina, osservano alcuni del centrodestra nel day after. "Al massimo cinque o sei potrebbero venire anche dalle nostre fila. L'errore comunque è stato non modificare il tema di genere. Forse avremmo dovuto spiegarlo meglio alle deputate e comunque non si possono presentare emendamenti dall'alto", il 'mea culpa' di un esponente di Fdi. "Il Parlamento è sovrano, ha deciso cosi'. Non bisogna enfatizzare quanto accaduto. Si sapeva che era delicato l'emendamento", taglia corto il ministro per le Riforme istituzionali, Maria Elisabetta Casellati.
La possibilità che il tema preferenza torni in scena a Palazzo Madama
Ora l'ipotesi è che il dossier delle preferenze torni d'attualità nel passaggio della legge al Senato, con una modifica da apportare a settembre (non prima, entro agosto al massimo ci sarà l'incardinamento della legge elettorale in Commissione) per poi optare sulla fiducia alla Camera nel terzo passaggio finale. La premier, che ieri prima del voto avrebbe confidato a un ministro alcuni dubbi sulla riuscita dell'emendamento sulle preferenze, non sarebbe intenzionata a mollare. Si sta valutando la tempistica, il timore è che si vada troppo lunghi. Nessuna decisione è stata presa a riguardo, c'è al momento il suggerimento del presidente del Senato Ignazio La Russa per una modifica a palazzo Madama.
"Vediamo come esce il testo dalla Camera", spiega un esponente di primo piano di Fratelli d'Italia. "Le riflessioni le faremo dopo che sara' approvato il provvedimento", afferma il capo organizzativo di Fdi Giovani Donzelli. La presidente del Consiglio sicuramente è intenzionata a 'cavalcare' la battaglia contro la palude, nella convinzione che gli italiani hanno capito chi si è schierato per "la conservazione", termine utilizzato dal ministro dei Rapporti con il Parlamento, Luca Ciriani, e chi per "favorire il popolo". Una questione di coerenza, dunque.
L'ipotesi urne anticipate
Le conseguenze del voto sulle preferenze saranno più chiare nei prossimi giorni, c'è chi ritiene come la premier possa essere meno 'accondiscendente' con gli alleati (sentiti ieri al telefono). Sta di fatto che al momento l'ipotesi delle urne anticipate non è del tutto esclusa all'interno di Fdi: c'è chi addirittura ritiene le elezioni possibili a fine ottobre, per evitare che il centrosinistra e i vannacciani possano organizzarsi; chi, invece, crede che il voto possa esserci poco prima della prossima estate. Ma il problema - riflette un esponente dell'esecutivo - è capire quale sarà la navigazione nel governo e nella maggioranza. La premier punterà a serrare ulteriormente le fila, ma intanto già si profilano dei nodi da sciogliere.
Il nodo del nuovo dl giustizia e immigrazione
Il decreto giustizia e immigrazione, ad esempio: va convertito a fine luglio, ma la maggioranza si sta scontrando (ci sarebbe anche il faro del Quirinale, secondo quanto riferiscono fonti parlamentari) sulle modifiche chieste da Lega e Fdi sulla stretta sulla protezione civile e sui ricongiungimenti, e soprattutto sul tema delle intercettazioni a strascico, con FI contraria alla possibilità di allargare le maglie mentre Fratelli d'Italia vorrebbe procedere secondo le indicazioni del procuratore nazionale Antimafia e antiterrorismo Giovanni Melillo.