Il presidente ha confermato che il conflitto con l’Iran «è di nuovo in corso» e, riferendosi allo Stretto di Hormuz, ha affermato che gli Stati Uniti «finiranno per controllarlo interamente», aggiungendo che Washington "si farà rimborsare" dai Paesi del Golfo per la protezione garantita nell’area.
La reazione diplomatica dell'Iran e l'attacco nel Golfo
Sul fronte diplomatico, il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi ha denunciato le azioni "criminali e provocatorie" degli Stati Uniti nello Stretto di Hormuz, sostenendo che minacciano la pace e la sicurezza regionale. In una telefonata con l’omologo cipriota Constantinos Kombos, Araghchi ha esortato la comunità internazionale a ritenere Washington responsabile dell’escalation. Kombos ha espresso le preoccupazioni di Cipro per la stabilità dell’Asia occidentale, ribadendo la necessità di percorrere la via diplomatica per evitare un ulteriore deterioramento della situazione.
Gli Emirati Arabi Uniti hanno denunciato un attacco iraniano contro due navi nello Stretto di Hormuz, in cui è rimasto ucciso un membro dell’equipaggio e altri otto sono stati feriti. Il Ministero della Difesa emiratino ha definito l’action una grave violazione del diritto internazionale, sottolineando il rischio per la sicurezza e la stabilità regionale.
L'escalation militare: raid in Bahrein e intercettazioni in Giordania
Parallelamente, le Guardie Rivoluzionarie iraniane hanno rivendicato attacchi con missili e droni contro obiettivi in Bahrein, colpendo – secondo la televisione di stato IRIB – depositi di materiale bellico.
La risposta regionale si è intensificata: l’esercito giordano ha annunciato di aver abbattuto quattro missili provenienti dall’Iran dopo che avevano violato lo spazio aereo nazionale. Secondo fonti iraniane, gli attacchi contro il Bahrein rappresentano una risposta ai bombardamenti americani, alimentando una nuova fase di escalation nel Golfo, con rischi crescenti per la navigazione e la stabilità dell’area.