AGI - Lo scorso aprile, nel villaggio di Deble, nel sud del Libano, un soldato israeliano ha profanato una statua di Gesù crocifisso. A maggio una suora cattolica francese è stata spinta a terra e aggredita da un estremista ortodosso nella Città Vecchia di Gerusalemme. In quell'occasione i sacerdoti della comunità cristiana locale avevano dichiarato al Times of Israel di non essere affatto stupiti dall'accaduto perché aggressioni, molestie e violenze verbali "sono all'ordine del giorno".
Una realtà confermata anche nell'ultimo rapporto del Religious Freedom Data Center (RFDC) sui soprusi subiti dai cristiani residenti in Israele nel trimestre aprile-giugno 2026: circa 80 attacchi in soli tre mesi contro i 61, secondo i dati del Times of Israel, registrati in tutto il 2025. Una fotografia che, complice la guerra in Medio Oriente, racconta di relazioni sempre più difficili tra comunità appartenenti a confessioni diverse. Non solo nella Città Santa, antico crocevia delle grandi fedi monoteiste dove, secondo RFDC, si verifica gran parte degli attacchi. Ma in tutta Israele, Paese mosaico di culture ed etnie diverse dove, con la maggioranza ebraica della popolazione, hanno sempre convissuto quasi il 30% di minoranze tra arabo-israeliani, suddivisi in musulmani sunniti, cristiani, drusi e gruppi minori come circassi, beduini e samaritani.
Il nuovo inviato speciale per il mondo cristiano
Ma il contesto è evidentemente cambiato e il deterioramento delle relazioni con la comunità cristiana ha spinto a creare due mesi fa, al ministero degli Esteri, la nuova posizione di inviato speciale di Israele presso il mondo cristiano. L'incarico è stato affidato a George Deek, oggi anche direttore del dipartimento degli Esteri per l'Europa del Sud, noto anche per essere stato il primo cristiano arabo-israeliano nominato ambasciatore nel 2018.
Incontrando alcuni rappresentanti della stampa italiana, inclusa AGI, Deek ammette senza difficoltà che il problema esiste ed è "ricorrente". "Soprattutto a Gerusalemme - puntualizza - registriamo episodi di religiosi cristiani presi a sputi, quando non aggrediti fisicamente o verbalmente. Sono 'incidenti' che seguo con il mio ufficio e posso dirvi che sono assolutamente inaccettabili, abominevoli. E non dovrebbero accadere perché non sono solo un insulto per i cattolici italiani e per il Vaticano ma per tutti i cristiani d'Israele".
La risposta dello Stato israeliano
Deek sottolinea la condanna "unica e inequivocabile" dello Stato israeliano per episodi del genere e assicura che le pene previste dal legislatore per i reati di intolleranza basata su razza o religione sono "immediate ed esemplari" e possono prevedere anche detenzioni lunghe il doppio, come nel caso dei militari che hanno aggredito la religiosa, tuttora in carcere e con un procedimento a carico.
Dopo l'aggressione subita dalla suora sul Monte Sion è stato lanciato un servizio di accompagnamento per i religiosi che si devono spostare per funzioni religiose nella Città Vecchia. Un servizio che si avvale anche del supporto dell'Israel Religious Action Center, che fornisce assistenza legale per le denunce.
Un clima di tensione crescente
Se, da una parte, i fedeli cristiani lamentano una scarsa rappresentazione della loro fede e dei loro simboli nei luoghi pubblici della città, dall'altra lo Stato di Israele sembra aver compreso la portata del problema che, in realtà, investe anche i settori più secolarizzati e progressisti della società israeliana.
Sabato scorso, sempre a Gerusalemme, decine di manifestanti ultraortodossi, organizzati in ronde, hanno inveito contro i proprietari e i clienti di uno dei pochi locali aperti durante la giornata del riposo ebraico. Manifestazioni di intolleranza e disappunto verso la stessa comunità ebraica che in città, secondo i media locali, sono sempre più frequenti.
Tuttavia, chiarisce Deek, "un Paese non si misura dal fatto che accadono episodi del genere, ma da come risponde a episodi del genere". Il nuovo ufficio del ministero degli Esteri intende affrontare il problema "non solo con la Procura, ma con un approccio multi-ministeriale che - annuncia - coinvolgerà sempre di più il ministero degli Interni, della Giustizia e dell'Istruzione". Perché l'auspicio, conclude il diplomatico, è quello di "trovare soluzioni a un problema che, in generale, prendiamo molto sul serio".