AGI - Un pipistrello si posa sul viso di un bambino di 11 anni mentre dorme in una casa di vacanza in Ontario, Canada. Il piccolo lo scaccia con un colpo di mano. Poche settimane dopo muore per un contagio da rabbia, nonostante l'assenza di segni visibili di morsi sul corpo.
La vicenda, avvenuta nel 2024 ma resa nota solo ora grazie a una ricostruzione pubblicata sul Canadian Medical Association Journal, ha riacceso i riflettori su un rischio spesso sottovalutato. Al momento dell'accaduto, né il bambino né i suoi familiari avevano ritenuto necessario consultare un medico: sul corpo del ragazzino non c'era traccia di ferite, rendendo l'incontro notturno apparentemente innocuo.
Il bambino si aggrava
Il quadro clinico è precipitato diciannove giorni dopo quel contatto. Il piccolo ha iniziato a manifestare sintomi iniziali aspecifici ma allarmanti: un formicolio persistente al volto e crisi di vomito costante. La situazione è degenerata rapidamente con un deterioramento neurologico che non ha lasciato scampo. Solo al momento del ricovero in ospedale, quando ormai la malattia aveva progredito in modo significativo all'interno dell'organismo, i medici hanno potuto diagnosticare la rabbia.
Just a terribly sad story about a child in Canada dying from rabies. Some learning points from this sad story:
— Niall Conroy (@NICU_doc_salone) July 1, 2026
- The bat was lying on his face but there was no evidence of a bite or scratches
- Canada is historically regarded as very low risk for rabies pic.twitter.com/HK4eNFgYYb
Rabbia, un contagio insidioso
Il caso, analizzato ai fini scientifici, offre una lezione drammatica sulla natura insidiosa di questo virus. La letteratura medica ricorda infatti che la trasmissione della rabbia non avviene esclusivamente attraverso morsi profondi e visibili. Il contagio può verificarsi anche tramite il semplice contatto della saliva dell'animale infetto con le mucose di naso, bocca o occhi, oppure attraverso micro-lesioni cutanee.
La pericolosità del pipistrello
Nel caso specifico dei pipistrelli, la pericolosità è amplificata dalla natura stessa delle loro ferite: i morsi possono essere microscopici, talmente lievi da passare del tutto inosservati sulla pelle umana. Questa peculiarità rende estremamente difficile per chi subisce un contatto accorgersi della necessità di un intervento sanitario immediato, che in questi casi rappresenterebbe l'unica vera difesa contro un esito fatale.
La scomparsa dell'11enne canadese rimane un monito sulla necessità di non sottovalutare mai incontri ravvicinati con la fauna selvatica: anche un evento in apparenza banale può nascondere rischi letali che la medicina non sempre riesce a intercettare in tempo utile.