AGI - Con l'annuncio delle dimissioni di Keir Starmer, che da settembre lascerà la guida del Labour Party e di conseguenza il posto da primo ministro britannico, si chiudono due anni in cui il rapporto tra l'avvocato 63enne e l'opinione pubblica non è mai decollato, per usare un eufemismo. Secondo gli ultimi dati di YouGov, infatti, l'ultimo indice di gradimento di Starmer si attesta a un -42% (19% favorevoli, 61% contrari) e il 74% ritiene che Starmer non abbia fatto un buon lavoro da premier, contro il 18% che ne approva l'operato.
Le ragioni sono diverse: ad esempio, aspettative troppo alte dopo quasi quindici anni di governi conservatori, rafforzate per di più da una super maggioranza, come quella venuta fuori dal voto del 2024, non rispecchiata nel Paese. A ciò si aggiungono le critiche provenienti da diverse parti riguardo a un presunto scarso carisma personale, e a un'indecisione cronica che lo ha portato diverse volte ad annunciare "svolte" nel suo mandato - su tutte quella riguardo ai rapporti con l'Unione europea - senza che le cose prendessero mai una piega davvero diversa.
Lo scandalo Mandelson e il caso Epstein Files
Un momento che ha segnato un punto di non ritorno nel suo mandato è stato però il coinvolgimento di Peter Mandelson, uomo di fiducia di Starmer - da lui nominato ambasciatore del Regno Unito negli Stati Uniti - nel caso legato agli Epstein Files. Dopo aver inizialmente affermato che la nomina di Mandelson era avvenuta "nel pieno rispetto delle procedure", era emerso come l'ambasciatore - strettamente legato a Jeffrey Epstein, al punto da avergli passato informazioni sensibili provenienti da Downing Street - non avesse superato il controllo di sicurezza da parte dell'Uk Security Vetting, e che tale informazione fosse stata ignorata dal Foreign Office. Lo scandalo aveva avuto un'eco, sia mediatica che politica, profonda.
Mandelson era stato rimosso dall'incarico di ambasciatore nel settembre 2025 ed era poi stato arrestato a febbraio 2026; negli stessi giorni anche il capo di gabinetto di Starmer, Morgan McSweeney, aveva rassegnato le proprie dimissioni, in quanto ritenuto responsabile di aver fortemente voluto la nomina di Mandelson ad ambasciatore negli Usa.
Il ruolo internazionale e il summit Ue-Regno Unito a rischio
Starmer lascia ora il numero 10 di Downing Street - o meglio, si prepara a lasciare a settembre - in un momento delicato. In politica estera, dove il Regno Unito guida insieme a Parigi le "coalizioni dei volenterosi" sia riguardo alle future garanzie di sicurezza per l'Ucraina, in una fase in cui si discute più intensamente di un coinvolgimento europeo nei negoziati; sia per un possibile contributo futuro degli alleati europei nel garantire la libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz.
Le dimissioni di Starmer complicano inoltre il prossimo summit Unione europea-Regno Unito, che si terrà tra un mese esatto, il 22 luglio. Questa mattina la presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, ha avuto parole d'affetto per il premier uscente, affermando che "ci vogliono anni a molti leader per crescere fino a diventare lo statista che tu sei diventato in soli due anni".
Oggi la portavoce della Commissione, Paula Pinho, ha fatto sapere che "a seguito dell'annuncio di questa mattina delle dimissioni del primo ministro Starmer, stiamo rivalutando con il presidente del Consiglio europeo Antonio Costa e il Regno Unito la possibilità di tenere il vertice, e decideremo di conseguenza"