AGI - Keir Starmer non intende fare un passo indietro. Il primo ministro britannico ha ribadito che si batterà per restare alla guida del Labour e del governo, nonostante la crescente pressione interna seguita all'elezione in Parlamento del suo principale rivale, Andy Burnham, ora considerato il candidato più accreditato per sostituirlo. "Se ci sarà un voto per la leadership del Partito laburista, allora sì, sarò candidato", ha dichiarato Starmer ai giornalisti, respingendo ogni ipotesi di dimissioni. Parole arrivate poche ore dopo il trionfo di Burnham nell'elezione suppletiva di Makerfield, circoscrizione nei pressi di Manchester, dove il sindaco della Greater Manchester ha conquistato il seggio con il 54,8% dei voti.
Parlando ai sostenitori riuniti su un campo da calcio della circoscrizione, Burnham ha lanciato un messaggio che molti hanno interpretato come l'inizio di una sfida nazionale: "Tracceremo una nuova strada per la Gran Bretagna". Pur senza attaccare direttamente il premier, il politico soprannominato il "re del Nord" ha costruito la sua campagna sulla promessa di "cambiare il Labour e il Paese".
La vittoria è stata molto più ampia del previsto e rappresenta una battuta d'arresto per il partito anti-immigrazione Reform UK di Nigel Farage. Il candidato di Reform si è fermato al 34,5%, ben lontano dal risultato sperato da Farage, che puntava a utilizzare la suppletiva come prova della capacità del suo partito, da mesi in testa ai sondaggi nazionali, di battere i laburisti alle elezioni generali del 2029. A penalizzare Reform sono stati sia la notorietà personale di Burnham sia la concorrenza del nuovo partito Restore Britain, espressione della crescita dell'estrema destra, che ha ottenuto il 6,8% dei voti. Nessun altro partito ha superato il 3%: i conservatori si sono fermati al 2,2%, mentre i Verdi hanno raccolto appena lo 0,68%.
Crescita politica di Burnham
Il risultato rafforza ulteriormente la posizione di Burnham all'interno del Labour. Dopo aver tentato senza successo la conquista della leadership nel 2010 e nel 2015, l'ex ministro aveva lasciato Westminster per concentrarsi su Manchester, dove si è costruito una reputazione amministrando e modernizzando l'area metropolitana e criticando spesso i governi centrali.
Oggi è considerato la figura più popolare della politica britannica secondo YouGov, pur con un gradimento limitato al 35%, e viene visto da molti come l'alternativa naturale a uno Starmer che in meno di due anni a Downing Street ha accumulato difficoltà politiche e cali di consenso. Secondo la politologa Louise Thompson dell'Università di Manchester, molti elettori e militanti laburisti cercano "qualcuno all'opposto di Keir Starmer", dotato di quel carisma e di quella capacità di incidere che Burnham avrebbe dimostrato a Manchester. Tra i possibili successori del premier, compreso l'ex ministro della Sanità Wes Streeting, Burnham sarebbe l'unico in grado di battere chiaramente Starmer in un'eventuale elezione interna, secondo i sondaggi.
Scenari interni al Labour
Restano però aperti diversi scenari. Il primo sarebbe una dimissione volontaria di Starmer, che consentirebbe a Burnham di assumere la guida del partito senza una vera competizione interna, a condizione che nessun altro esponente di peso si candidi. Tuttavia, le dichiarazioni del premier rendono questa ipotesi poco probabile. Un'altra possibilità sarebbe quella di una transizione concordata tra i due leader, un passaggio graduale che permetterebbe a Starmer di lasciare la guida del partito in modo ordinato evitando una lotta fratricida. Ma anche questa opzione appare al momento incerta. Se invece il premier decidesse di resistere, potrebbe trovarsi a fronteggiare nuove defezioni nel governo. Diversi ministri vengono infatti indicati come ormai vicini al campo di Burnham, una dinamica che potrebbe rendere sempre più difficile la permanenza di Starmer a Downing Street.
Possibile sfida per la leadership
Rimane infine l'ipotesi di una sfida formale per la leadership. In base alle regole del Labour, il primo ministro in carica può candidarsi automaticamente, mentre gli sfidanti devono raccogliere 81 firme tra i deputati laburisti alla Camera dei Comuni. Un obiettivo che, secondo gli osservatori, Burnham raggiungerebbe senza difficoltà. Anche Wes Streeting ha già sostenuto di poter contare sui sostegni necessari. Per ora Burnham non ha chiarito le proprie intenzioni.
Il neo deputato sarà formalmente insediato lunedì e non ha indicato alcuna tempistica per un'eventuale offensiva politica. Tra i suoi sostenitori c'è chi vorrebbe accelerare immediatamente, sfruttando l'entusiasmo della vittoria di Makerfield. Altri ritengono invece opportuno attendere qualche giorno per cercare di convincere Starmer a lasciare spontaneamente. Gli alleati del premier, infine, sostengono che la priorità debba essere garantire prima una vittoria laburista nell'elezione del nuovo sindaco di Manchester prevista per il 30 luglio.