AGI - I rapporti non sono mai stati idilliaci ma stavolta sono giunti alla rottura: il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar ha pubblicamente interrotto ogni contatto con l'Alto rappresentante per la Politica estera dell'Ue, Kaja Kallas. Il casus belli citato nel post su X sono le presunte parole pronunciate dalla responsabile della diplomazia dei 27, in occasione di un viaggio in Messico, in cui avrebbe paragonato Israele al regime di apartheid che governava in Sudafrica.
Sa'ar ha rinfacciato alla Kallas di "agire in modo ossessivo e con palese ingiustizia" nei confronti dello Stato ebraico, sottolineando che "finora si è astenuta da qualsiasi smentita, risposta o commento a suo nome" riguardo alla presunta accusa di apartheid, definita dal ministro degli Esteri israeliano "un'accusa di sangue", un termine usato per indicare convinzioni antisemite. Da qui, l'annunciato stop dei contatti "finché non ritratterà".
Le parole contestate
Le parole sarebbero state pronunciate dall'Alto rappresentante durante un incontro a porte chiuse con funzionari messicani il mese scorso e denunciate da alcuni europarlamentari ai quali Sa'ar fa riferimento nel post, senza fare nomi ma ringraziandoli.
Risposta di Kallas
Immediata la risposta a Sa'ar di Kaja Kallas che ha espresso apprezzamento per "il dialogo e l'impegno" che li lega, dicendosi "aperta a continuare in quello spirito, in modo rispettoso e costruttivo". "Il dialogo è la base della diplomazia, specialmente quando emergono differenze", ha sottolineato su X, affermando "l'Ue è sempre impegnata in una relazione costruttiva con Israele". L'Alto rappresentante non ha tuttavia nascosto le divergenze, ribadendo la posizione di Bruxelles: "Per portare la pace in Medio Oriente, la soluzione dei due Stati rimane l'unica via percorribile. L'Ue ha condannato gli insediamenti israeliani illegali in Cisgiordania che rendono sempre più difficile raggiungere quest'obiettivo".
Replica di Sa'ar
Pronta la replica di Gideon Sa'ar che ha fatto sapere di non avere intenzione di cambiare posizione finché non sarà stata fatta chiarezza. "Per quanto ne so, le affermazioni che ti sono state attribuite riguardo all'apartheid non riflettono la posizione dell'Unione Europea", ha affermato il ministro israeliano. "Se davvero hai pronunciato queste dichiarazioni vili e diffamatorie, prenditene la responsabilità. Se non l'hai fatto, negale. Finché la questione non sarà chiarita, la mia decisione rimarrà invariata".
Relazioni tese
Le relazioni diplomatiche tra Israele e i 27 sono fortemente tese dallo scoppio della guerra a Gaza, nonché a causa delle violenze dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania.
Richieste di sanzioni
A questo, si sono aggiunte di recente le violenze perpetrate dalle forze di sicurezza israeliane ai danni degli attivisti internazionali della Global Sumud Flotilla per le quali diversi Paesi europei hanno chiesto sanzioni nei confronti del ministro israeliano per la Sicurezza nazionale e leader di estrema destra Itamar Ben-Gvir. Misure restrittive sono state adottate dalla Francia e in precedenza già da Belgio, Spagna, Irlanda, Canada, Regno Unito, Norvegia, Australia e Nuova Zelanda. Tuttavia, a livello comunitario, non è stata trovata l'unanimità.
Pressioni su Bruxelles
Di fronte agli oltre 70mila morti a Gaza, la guerra a Hezbollah con gli estesi bombardamenti dell'Idf in Libano e l'impennata delle violenze dei coloni contro i palestinesi in Cisgiordania, si sono moltiplicati le pressioni e gli appelli a Bruxelles affinché revochi l'Accordo di associazione Ue-Israele, ma anche in questo caso non è stata trovata un'intesa all'interno del blocco.
Possibili misure commerciali
All'inizio della settimana, Kallas aveva fatto sapere che avrebbe chiesto alla Commissione di preparare "un elenco di opzioni per possibili misure commerciali" verso Israele, "comprese quelle volte a impedire le importazioni di beni provenienti dagli insediamenti illegali" in Cisgiordania.