AGI - Iran e Israele hanno annunciato una nuova tregua dopo 48 ore di intensi scambi di attacchi che avevano fatto temere il collasso della fragile tregua entrata in vigore l'8 aprile, dopo oltre 100 giorni di guerra. A favorire la de-escalation è stato anche l'intervento del presidente statunitense Donald Trump, che aveva invitato pubblicamente le due parti a interrompere "immediatamente" le operazioni militari.
Trump: "Se dico a Netanyahu di fare una cosa la fa"
Il presidente Usa, torna questa mattina, ad attivarsi nello scenario del Golfo annunciando che "lo Stretto di Hormuz riaprirà immediatamente dopo la firma dell'accordo, che potrebbe avvenire tra due o tre giorni".
Poi rivendica il pressing messo in atto tra le parti per fermare le operazioni militari tra Iran e Israele puntualizzando allo stesso tempo che il premier israeliano Benjamin Netanyahu non lo ha sfidato lanciando domenica scorsa missili contro l'Iran come ritorsione per l'attacco di Teheran. Quando i due hanno parlato al telefono, i missili erano "già in viaggio", ha sottolineato Trump. Per poi aggiungere, facendo riferimento a Netanyahu: "Se gli dico di fare qualcosa, lui la fa".
Un elicottero americano precipita a Hormuz, piloti salvi
Un elicottero d'attacco Apache dell'esercito americano è precipitato nelle scorse ore nei pressi dello Stretto di Hormuz. La notizia è stata confermata dal presidente americano, Donald Trump, che ha reso noto che "i due piloti sono salvi". Al momento non è chiaro se il velivolo sia stato abbattuto dal fuoco iraniano, se abbia subito un guasto meccanico o se l'incidente sia stato causato da altri fattori.
Nuovi raid di Israele nel sud del Libano
Nuovi raid aerei israeliani nella zona di Tiro, nel sud del Libano. E' quanto ha riferito l'emittente libanese Al-Mayadeen, legata a Hezbollah, rilanciata dai media israeliani. "Aerei da guerra israeliani hanno lanciato una serie di attacchi contro la zona di al-Rabieh sulla strada di al-Abbasiyah nel settore di Tiro".
Idf: "Evacuare la città di Tiro in Libano"
L'esercito israeliano ha invitato gli abitanti della città di Tiro e delle aree circostanti, nel sud del Libano, a evacuare in previsione di attacchi contro il movimento Hezbollah sostenuto dall'Iran.
"Avvertimento urgente agli abitanti della città di Tiro, incluso il quartiere cristiano, così come ai campi (palestinesi) e ai quartieri circostanti", si legge in un messaggio pubblicato su X da Avichay Adraee, portavoce arabofono dell'esercito israeliano. "Per la vostra sicurezza, vi chiediamo di evacuare immediatamente le vostre abitazioni e di spostarvi a nord del fiume Zahrani", ha aggiunto.
Gli ultimi due giorni tra Iran e Israele
Teheran è stata la prima a dichiarare conclusa la propria operazione contro Israele. Il comando delle forze armate iraniane ha definito l'azione una "severa rappresaglia", avvertendo tuttavia che qualsiasi nuova offensiva israeliana, compresi eventuali attacchi nel sud del Libano, provocherebbe una risposta "molto più severa" rispetto a quella vista finora. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf ha sostenuto che l'Iran abbia modificato gli equilibri del confronto, impedendo che il cessate il fuoco restasse soltanto un accordo formale destinato a essere violato sul terreno. Poche ore dopo è arrivata la conferma del premier israeliano Benjamin Netanyahu. "Al momento le ostilità su questo fronte sono cessate", ha dichiarato, precisando però che Israele continuerà a esercitare il proprio diritto all'autodifesa e risponderà "con forza" a qualsiasi nuovo attacco iraniano. Sulla stessa linea il ministro della Difesa Israel Katz, secondo cui lo Stato ebraico continuerà ad agire contro Hezbollah.
Rischio escalation
Le ultime 48 ore erano state segnate da una nuova escalation. Esplosioni e sirene d'allarme sono tornate a risuonare sia a Teheran sia a Tel Aviv. Secondo fonti militari israeliane, l'Iran ha lanciato circa trenta missili contro Israele dalla serata di domenica. L'azione è stata presentata come una risposta al raid israeliano contro la periferia sud di Beirut, roccaforte del movimento di Hezbollah sostenuto da Teheran, che ha provocato due morti e una ventina di feriti. Gli attacchi reciproci hanno causato almeno 15 feriti in Iran, secondo il capo dell'organizzazione nazionale per le emergenze.
Raid e bilanci nel sud del Libano
Nel frattempo Israele ha continuato a colpire il sud del Libano. Lunedì sono state bombardate una quindicina di località, tra cui la città di Tiro. Il bilancio diffuso dal governo libanese e dalla Croce Rossa parla di almeno 14 morti e oltre venti feriti. Hezbollah ha rivendicato nuovi attacchi contro forze israeliane schierate nel sud del Libano, senza però colpire direttamente il territorio israeliano.
Divergenze diplomatiche tra Teheran e Washington
Sul piano diplomatico restano profonde divergenze. L'Iran insiste affinché il conflitto con Hezbollah e quello più ampio che coinvolge Teheran, Israele e Stati Uniti vengano affrontati come un unico dossier. Washington, invece, punta a separare le due questioni e a rinviare la soluzione del fronte libanese. Trump, impegnato a contenere un conflitto considerato politicamente costoso negli Stati Uniti alla vigilia delle elezioni di metà mandato, ha riferito di aver telefonato personalmente a Netanyahu per chiedere la fine delle ostilità. Anche il vicepresidente JD Vance ha sottolineato che, pur condividendo numerosi interessi strategici con Israele, esistono situazioni nelle quali le priorità dei due Paesi non coincidono. Parallelamente continuano i colloqui indiretti tra Washington e Teheran attraverso la mediazione del Pakistan. Sia la diplomazia iraniana sia Trump hanno confermato che i contatti restano aperti, anche se il presidente americano ha lamentato la lentezza del processo negoziale.
Tensione regionale e segnali di normalizzazione
La situazione regionale rimane comunque instabile. Nella notte l'esercito israeliano ha annunciato di aver intercettato un nuovo "obiettivo aereo sospetto" proveniente dallo Yemen, meno di un giorno dopo che i ribelli houthi, alleati dell'Iran, avevano rivendicato un attacco contro Israele e dichiarato il divieto di navigazione israeliana nel Mar Rosso. Un primo segnale di normalizzazione è arrivato da Teheran, dove il principale aeroporto internazionale ha annunciato il ritorno alla piena operatività dopo la riapertura dello spazio aereo nazionale.
Le parole di Donald Trump
"I negoziati con l'Iran sono in corso, non si sono fermati. Penso che potremo avere almeno un'idea tra uno o due giorni. Credo stiano andando bene". Lo ha detto il presidente americano, Donald Trump, parlando con i giornalisti al termine della finale di Nba, commentando lo scenario della guerra con l'Iran. "stiamo andando verso la privazione totale dell'Iran delle armi nucleari. L'assedio economico sull'Iran è meglio dell'opzione militare". Poi a proposito dello Stretto di Hormuz ha evidenziato che "riaprirà immediatamente dopo la firma dell'accordo, che potrebbe avvenire tra due o tre giorni". In un altro passaggio ha aggiunto che "non biasima" il premier israeliano, Benjamin Netanyahu, per aver "risposto agli attacchi iraniani". "Abbiamo avuto un'ottima conversazione, lui è stato colpito e ha risposto per le rime. E non posso biasimarlo per questo. Ora hanno deciso di chiudere la questione", ha spiegato. "Quindi si lasceranno in pace per un'altra settimana o giù di lì. La cosa avanti da molto tempo. Potrei dire circa 3000 anni, se proprio vogliamo. Ma di certo va avanti da 47 anni". "Si sono scambiati frecciatine, e ora entrambi hanno concordato, tramite me, di fermarsi, e siamo nelle fasi finali di quello che sarà un accordo molto buono", ha concluso.