AGI - È morto nel carcere di massima sicurezza di Matona, in Mozambico, Umberto Sartori, nato a Ponte dell'Olio, in provincia di Piacenza, ma con cittadinanza mozambicana. Il decesso, riportano fonti diplomatiche, risale al 15 maggio.
Sartori, che era in isolamento e stava facendo lo sciopero della fame, era stato arrestato il 21 aprile di quest'anno per traffico di droga, riciclaggio di denaro e possesso illegale di armi, ma non era stato ancora processato. Personale dell'ambasciata d'Italia a Maputo ha seguito il caso e compiuto tre visite nel penitenziario e dopo la morte ha fornito assistenza consolare alla famiglia che, a causa delle delicate condizioni di salute, aveva richiesto misure cautelari alternative al carcere.
I dubbi sulle responsabilità delle autorità carcerarie
La morte di Sartori ha sollevato interrogativi e preoccupazioni per le condizioni nel penitenziario più fortificato del Mozambico. Alcune fonti di stampa locali osservano che le circostanze della morte, giunta nell'ambito di un presunto sciopero della fame del detenuto e quindi sotto la custodia dello Stato, fanno nascere dubbi sulla responsabilità delle autorità carcerarie, trattandosi di un'emergenza medica critica che richiede un monitoraggio clinico continuo e specifici protocolli di intervento.
Annunciando la morte dell'imprenditore, il Servizio penitenziario nazionale del Mozambico (Sernap) ha precisato che Sartori aveva rifiutato il cibo sin dai primi giorni di reclusione "e lo sciopero della fame era stato segnalato alle autorità carcerarie". Nonostante le segnalazioni, secondo quanto dichiarato dal Sernap, Sartori è stato trovato morto sul pavimento del carcere di massima sicurezza di Maputo, dove era detenuto in isolamento.
Il profilo dell'imprenditore e gli altri arresti
Sartori era il proprietario dell'hotel e ristorante Kaya-Kwanga, situato sul lungomare di Maputo. Era molto noto in Mozambico, anche per via delle connessioni con l'élite del Frelimo, il partito che governa il Paese da oltre 50 anni.
Altri tre persone erano state arrestate con lui: Manzar Saed Abbas, Tharmomed Valay Mahomed, meglio noto come Shabir, e suo figlio, Anas Tharmomed. Durante le perquisizioni, le autorità affermano di aver sequestrato una pistola, un fucile d'assalto AK-47, un fucile da caccia, munizioni di vario tipo, computer, un telefono cellulare e diversi documenti.