AGI - Xi Jinping non ne fa alcun mistero e al presidente Trump, in visita a Pechino, ha definito il nodo Taiwan come "la questione più importante nelle relazioni sino-americane. La “questione taiwanese” è oggi molto più di una disputa regionale: è diventata il principale terreno di confronto strategico tra Washington e Pechino e rischia di trasformarsi in un casus belli che potrebbe sconvolgere l’ordine mondiale. Distante appena 150 km dalla Cina continentale, abitata da 23 milioni di persone, tecnologicamente avanzata e democraticamente consolidata, l’ex Formosa è 'l’isola ribelle' che Pechino vuole riannettere considerandola parte integrante del proprio territorio. Taiwan è indipendente di fatto, ma non pienamente riconosciuta come Stato indipendente sul piano internazionale.
Da parte loro, gli Stati Uniti la sostengono militarmente e politicamente senza però riconoscerla formalmente come Stato indipendente.
One China policy
Taipei è indipendente de facto ma non de iure. Tecnicamenre è regolata dalla One China Policy (“politica di una sola Cina”): il principio diplomatico secondo cui esiste una sola Cina e Taiwan ne farebbe parte. Dal 1971 le Nazioni Unite riconoscono la Repubblica Popolare Cinese come unico rappresentante della Cina. In particolare, esiste una sola Cina, il governo di Pechino è l’unico legittimo, Taiwan è una provincia cinese temporaneamente separata. Chiunque voglia avere rapporti con Pechino deve riconoscere questo principio. E così fa anche Washington, che riconosce diplomaticamente Pechino, ma mantiene rapporti informali molto stretti con Taiwan.
Il nodo tra Pechino e Washington
Il leader cinese ha avvertito esplicitamente Trump sui rischi di una cattiva gestione del dossier. "Se gestita male, le due nazioni potrebbero scontrarsi o addirittura entrare in conflitto, spingendo l'intera relazione sino-americana in una situazione estremamente pericolosa".
La telefonata di Trump che fece infuriare Pechino
Nel dicembre 2016, poco dopo aver vinto le elezioni ma prima di entrare ufficialmente alla Casa Bianca, Donald Trump ricevette una telefonata dalla presidente di Taiwan, Tsai Ing-wen.
Era la prima conversazione diretta pubblicamente nota tra un presidente o presidente eletto americano e un leader taiwanese dal 1979.
Per la Cina, quel gesto sembrava mettere in discussione la One China Policy, riconoscendo implicitamente alla leader di Taiwan un ruolo. Pechino protestò immediatamente con Washington parlando di “grave violazione” degli accordi diplomatici tra USA e Cina.
Pochi giorni dopo la telefonata, Trump dichiarò che gli Stati Uniti non erano necessariamente obbligati a rispettare la One China Policy, salvo accordi vantaggiosi con Pechino su commercio e altri dossier. Questa frase fece crescere ancora di più le tensioni.
Nel febbraio 2017, dopo colloqui con Xi Jinping, Trump confermò ufficialmente che gli USA avrebbero continuato a rispettare la One China Policy.
Tuttavia il suo primo mandato ha segnato un aumento delle vendite di armi a Taiwan e maggiori visite ufficiali americane sull’isola.
Un problema di sovranità e identità storica
Per la Cina, la questione taiwanese non è un semplice tema diplomatico: è considerata un problema di sovranità nazionale e identità storica. Per questo ogni gesto simbolico viene osservato con estrema attenzione. Inoltre, in politica estera Pechino mal tollera quelle che conisdera "ingerenze su questioni interne". E questo vale anche per il Tibet e Hong Kong.
Nelle stanze dei bottoni di Pechino la ferita è aperta dal 1949, quando nell’anno della vittoria comunista di Mao Zedong nella guerra civile cinese, il governo nazionalista del Kuomintang, guidato da Chiang Kai-shek, si rifugiò a Taiwan continuando a proclamarsi legittimo rappresentante della Cina.
Da allora esistono due realtà politiche separate, da un lato la Repubblica Popolare Cinese (RPC), con capitale Pechino; e dall’altro la Repubblica di Cina (ROC), cioè Taiwan.
Il ruolo strategico di Taiwan
L’importanza di Taiwan non è solo politica. L’ex Formosa è il cuore mondiale della produzione di semiconduttori avanzati grazie a TSMC, azienda essenziale per l’economia globale digitale. Smartphone, intelligenza artificiale, automobili e sistemi militari dipendono in larga parte dai chip prodotti sull’isola. Per questo motivo gli Stati Uniti considerano la sicurezza taiwanese una questione strategica globale. L’isola inoltre occupa una posizione fondamentale per limitare l’accesso navale cinese al Pacifico. Se Pechino controllasse Taiwan, la marina cinese avrebbe maggiore libertà operativa nell’oceano Pacifico occidentale.
Negli ultimi anni la Cina ha aumentato enormemente la pressione militare intorno a Taiwan e sono frequenti esercitazioni navali e incursioni aeree. Pechino poi non esclude l’uso della forza per arrivare alla “riunificazione”. La legge cinese anti-secessione autorizza formalmente un intervento militare qualora Taiwan dichiarasse l’indipendenza.