AGI - Il cerimoniale è stato rispettato: Carlo III ha aperto oggi ufficialmente la nuova sessione del Parlamento britannico con il tradizionale discorso del re. Ma quella che ha tracciato è la tabella di marcia di un governo in bilico, con il premier Keir Starmer sempre di più sotto attacco per la batosta dei laburisti alle elezioni locali.
Prima di andare a Westminster ad ascoltare il sovrano pronunciare parole che lui stesso ha scritto, il primo ministro ha ricevuto il ministro della Sanità, il ribelle Wes Streeting. Tra l'entrata e l'uscita dal numero 10 di Downing Street sono passati appena 17 minuti. Non un buon segno. Tanto che i media britannici danno per imminente l'annuncio delle dimissioni di Streeting e la sua sfida al premier per la leadership del Labour.
Le priorità del governo
A dispetto della situazione, Carlo ha elencato le priorità dell'esecutivo. La parola d'ordine è stata sicurezza: energetica, economica e la più tradizionale difesa. Confermata la linea di Londra in politica estera, a cominciare dal sostegno all'Ucraina. E poi la fedeltà alla Nato.
Un mondo instabile
"Un mondo sempre più pericoloso e volatile minaccia il Regno Unito, di cui il conflitto in Medio Oriente solo l'esempio più recente. Ogni elemento di energia, difesa e sicurezza economica della nazione sarà messo alla prova", ha esordito re Carlo nel testo preparato a Downing Street.
Sovranità e investimenti
"Il mio governo risponderà a questo mondo con forza e mira a creare un paese che sia giusto per tutti", ha assicurato, e "cercherà di rafforzare" la sovranità energetica "a lungo termine, la difesa e la sicurezza economica del Regno Unito come componente essenziale della sua forza sulla scena mondiale", ha detto.
Politica estera e alleanze
Da qui l'annuncio di investimenti a lungo termine su welfare, forze armate, sovranità energetica e nucleare. E poi sui rapporti con l'Unione europea. "Il mio governo continuerà a formulare la politica estera sulla base di una valutazione dell'interesse nazionale", ha spiegato, "proseguirà nel suo inflessibile sostegno al popolo coraggioso dell'Ucraina, che combatte in prima linea" e i ministri "cercheranno di migliorare le relazioni con i partner europei come un passo fondamentale per rafforzare la sicurezza europea". Oltre a continuare "a promuovere la pace a lungo termine in Medio Oriente e la soluzione a due Stati, Israele e Palestina".
Impegno nella Nato
E infine, determinante, "l'impegno indissolubile del Regno Unito nei confronti della Nato e dei nostri alleati nell'Alleanza, anche attraverso un aumento sostenuto delle spese per la difesa". Re Carlo ha letto il testo senza lasciare trasparire una sola emozione. Anche questo in ossequio a una consuetudine di correttezza istituzionale cui la Corona non deroga.
Il protocollo reale
Così come senza sbavature è stato il protocollo. Carlo e la moglie Camilla hanno lasciato Buckingham Palace poco dopo le 11:00 ora di Londra, a bordo dell'Irish State Coach, la carrozza usata dal 1852 dai sovrani in occasione dell'apertura del Parlamento. Quando sono entrati a Westminster, è stata abbassata l'Union Jack, la bandiera del Regno Unito, ed è stato issato lo stendardo reale britannico.
Gioielli della Corona
Per l'occasione, la regina Camilla era in abito lungo bianco in seta damascata. E sul capo aveva il diadema di Giorgio IV, tra i più preziosi tra i gioielli della Corona. Creato nel 1820 per l'incoronazione di Giorgio IV, ha 1.333 diamanti e 169 perle.
La corona imperiale
Carlo invece è arrivato in divisa militare, ma prima di prendere la parola ha indossato ermellino e Corona dello Stato Imperiale: quasi 3.000 pietre - tra cui 2.868 diamanti, 273 perle, 17 zaffiri, 11 smeraldi e cinque rubini - per un peso totale di oltre 1 chilogrammo. Era stata realizzata nel 1937 per l'incoronazione del nonno di re Carlo, Giorgio VI.
I rituali parlamentari
L'intervento è stato preceduto dal rituale del ciambellano che bussa alla porta dei Comuni e dalla sfilata dei deputati verso la camera dei Lord. A quel punto qualcuno ha urlato: "Non è il momento, Andy". Evidente il riferimento al sindaco di Manchester, Andy Burnham, cui è stata finora preclusa la candidatura alla Camera.
La tradizione dell'ostaggio
Rispettata anche la tradizione della reclusione di un deputato, Nic Dakin, a Buckingham Palace, retaggio dei tempi in cui i re temendo per la propria vita prendevano un parlamentare in ostaggio per avere la garanzia di rientrare a palazzo. Carlo ne aveva parlato anche a Donald Trump durante il suo intervento al Congresso americano.
La chiusura politica
Forse, nel pieno della rivolta dei parlamentari laburisti, avrebbe dovuto pensarci Starmer a rinchiudere oggi uno dei suoi a Downing Street, per essere sicuro di poter tornare.