AGI - I conflitti dell'ultimo anno hanno ridisegnato le strategie militari del governo turco del presidente Recep Tayyip Erdogan. La guerra all'Iran ha spinto Ankara ad accelerare il proprio programma missilistico, a sviluppare la Difesa aerea, droni kamikaze, ma anche a intensificare gli sforzi per il varo di una imponente nave portaerei.
La dichiarazione rilasciata la scorsa settimana dal comandante delle Forze Navali turche, ammiraglio Ercument Tatlioglu, lascia intendere che lo scafo della nave sarà ultimato a fine 2026, un anno in anticipo rispetto al calendario inizialmente annunciato, e prenderà il largo nel 2030.
Il progetto della portaerei Mugem
Vale a dire che mentre i riflettori del mondo erano puntati sullo stretto di Hormuz i cantieri turchi aumentavano i giri. La nave Mugem dovrebbe avere un dislocamento di 60.000 tonnellate e una lunghezza di 285 metri. Supererà la portaerei francese Charles de Gaulle (261 metri, 42.500 tonnellate), finora considerata l'ammiraglia più potente del Mediterraneo.
Capacità operative e sistemi difensivi
È progettata per ospitare fino a 60 velivoli e sarà dotata di un sistema di decollo corto. La portaerei turca dovrebbe essere equipaggiata con sistemi difensivi avanzati, tra cui un sistema di lancio verticale, sistemi di difesa ravvicinata e sistemi d'arma telecomandati per contrastare minacce asimmetriche.
Deterrenza e tensioni regionali
Dati che confermano la determinazione turca a rafforzare il proprio arsenale e ad aumentare la capacità di deterrenza. Le tensioni tra Turchia e Israele sono infatti al centro del dibattito politico e sulla bocca dell'opinione pubblica turca.
Le dichiarazioni israeliane
Naftali Bennett, influente leader dell'opposizione e possibile futuro primo ministro israeliano, ha dichiarato che la Turchia rappresenta "il prossimo Iran". Parole che rafforzano la percezione di Tel Aviv come una minaccia.
La nuova strategia militare di Ankara
Erdogan non ha intenzione di farsi trovare impreparato e la guerra all'Iran ha rappresentato un teatro che ha plasmato la strategia turca. Missili a lunga gittata, scudo difensivo aereo, rifugi sotterranei, droni kamikaze e una potente flotta navale sono le nuove priorità.
L'asse Israele-Grecia-Cipro
Non è solo il caso di Hormuz, in Turchia non è piaciuto il rafforzamento dell'alleanza tra Israele, Grecia e Cipro. Un asse che ha spinto la Turchia a puntare su una portaerei che rappresenterebbe sia uno strumento di deterrenza sia una necessità strategica.
Flotta navale e cantieri
La Turchia dispone già di una base aerea a Cipro Nord, una sorta di "portaerei inaffondabile" nel Mediterraneo. L'intenzione è però quella di aumentare deterrenza e mobilità con una nave regina supportata da una flotta in realtà da rinnovare.
I programmi navali in corso
Al momento in cantiere ci sono otto fregate Istanbul, di cui solo una già in servizio, i cacciatorpediniere antiaerei Tepe da completare e quattro fregate Barbaros da modernizzare.
Jet e droni di nuova generazione
Esclusa dal programma per i jet da guerra F-35, Ankara non è stata a guardare e ha accelerato per lo sviluppo dei jet da guerra di ultima generazione Kaan, il cui ingresso nell'inventario militare turco è previsto per il 2030, come la stessa portaerei.
Il ruolo dei droni
In attesa dei Kaan le forze armate turche possono contare sul drone da combattimento Kizilelma, dotato di tecnologia stealth e i droni Bayraktar Tb2 e Tb3. Quest'ultimo ha suscitato l'interesse della Difesa italiana durante le ultime esercitazioni Nato nel Baltico.
La centralità della Turchia nella Nato
Con la realizzazione dei propri obiettivi nell'ambito della Difesa Ankara è destinata a diventare sempre più centrale all'interno della Nato. L'industria della Difesa e l'arsenale turco si inserirebbero infatti in un contesto in cui gli Stati Uniti chiedono agli alleati maggiori contributi e lasciano intravedere un graduale disimpegno dall'Europa.