AGI - L'Iran torna a serrare lo Stretto di Hormuz, riportandolo sotto "stretto controllo", in risposta alla prosecuzione del blocco statunitense sui suoi porti, a tre giorni dalla scadenza del cessate il fuoco tra Teheran e Washington e mentre un accordo di pace appare ancora lontano. Dopo aver annunciato venerdì una riapertura della cruciale rotta marittima, attraverso cui transita normalmente circa un quinto del commercio mondiale di petrolio e gas, la Repubblica islamica ha fatto marcia indietro, ripristinando le restrizioni e alzando nuovamente il livello dello scontro.
Poco dopo l'annuncio, almeno tre navi commerciali che tentavano di attraversare lo stretto sono state raggiunge da spari, mentre i Guardiani della Rivoluzione hanno avvertito che qualsiasi tentativo di avvicinamento sarà considerato come una forma di cooperazione con il nemico e dunque preso di mira.
Gli Usa accusano l'Iran di "ricatto"
Dura la reazione del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che ha accusato Teheran di "ricatto". La nuova escalation arriva dopo oltre un mese di guerra che ha provocato migliaia di morti, in Iran e in Libano, e ha avuto pesanti ripercussioni sull'economia globale. Solo due giorni fa l'annuncio della riapertura dello Stretto aveva dato impulso ai mercati finanziari e determinato un netto calo dei prezzi del petrolio, ma il nuovo irrigidimento rischia ora di generare nuove turbolenze alla riapertura dei mercati.
Il tavolo dei negoziati
Sul piano diplomatico è in corso un intenso sforzo per riportare Iran e Stati Uniti al tavolo dei negoziati, dopo il fallimento del primo incontro del 12 aprile a Islamabad. Il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdelatty ha dichiarato di lavorare "senza sosta" insieme al Pakistan per favorire una ripresa del dialogo.
Tuttavia, le posizioni restano distanti: Trump ha sostenuto che Teheran avrebbe accettato di consegnare il proprio uranio arricchito, punto centrale della disputa, ma l'Iran ha smentito. Il presidente del Parlamento iraniano Mohammad Bagher Ghalibaf, che ha partecipato ai colloqui con la delegazione americana guidata dal vicepresidente JD Vance, ha ammesso alcuni progressi ma ha sottolineato che "permangono molte divergenze" e che "diversi punti fondamentali restano in sospeso", ribadendo inoltre la totale mancanza di fiducia nei confronti degli Stati Uniti e invitando Washington ad abbandonare un approccio unilaterale. Intanto il conflitto continua a riverberarsi anche sul fronte libanese.
Ucciso in Libano soldato francese dell'Unifil
Nel sud del Paese un militare francese della missione Unifil è stato ucciso e altri tre sono rimasti feriti, due in modo grave, in un'imboscata attribuita a Hezbollah, che però ha negato ogni coinvolgimento. L'episodio è avvenuto all'indomani dell'entrata in vigore di una tregua di dieci giorni.
Nella stessa area, l'esercito israeliano ha annunciato di aver istituito una "linea gialla" di demarcazione, sul modello di quanto fatto a Gaza, e di aver eliminato una "cellula terroristica" operante nei pressi delle proprie truppe, riferendo anche la morte di due soldati dall'inizio della tregua. Dal canto suo, il leader di Hezbollah, Naim Qassem, ha avvertito che il cessate il fuoco non può essere unilaterale: "Poichè non ci fidiamo del nemico, i combattenti della resistenza resteranno sul terreno, con il dito sul grilletto, pronti a rispondere a ogni violazione".
Nella periferia sud di Beirut, roccaforte del movimento sciita, molti civili hanno approfittato della pausa nei combattimenti per tornare a controllare le proprie abitazioni, salvo poi rientrare negli accampamenti di fortuna lungo il litorale per timore di nuovi raid. La guerra in Libano è iniziata il 2 marzo, quando Hezbollah ha attaccato Israele in risposta all'offensiva israelo-americana contro l'Iran. Secondo le autorità, i bombardamenti israeliani hanno causato almeno 2.300 morti e oltre un milione di sfollati, aggravando ulteriormente una crisi regionale già estremamente pesante.
Diretta:
9.53 Cnn: il traffico nello Stretto di Hormuz completamento fermo
Il traffico nello Stretto di Hormuz e' "completamente fermo" dopo gli spari di ieri contro due navi commerciali. Lo riporta la Cnn citando di dati di Marine Traffic, secondo cui la maggior parte delle imbarcazioni presenti nell'area si e' spostata verso zone ritenute piu' sicure, addentrandosi nel Golfo Persico o dirigendosi verso il Golfo di Oman
9.21: Teheran, nessuna data fissata per nuovi colloqui con Usa
Nessuna data è stata fissata per il prossimo round di negoziati tra Iran e Stati Uniti, dopo i colloqui dello scorso fine settimana a Islamabad che non hanno portato ad alcun accordo. Lo ha affermato il vice ministro degli Esteri iraniano, Saeed Khatibzadeh, parlando con i giornalisti a margine di un forum diplomatico in Turchia. "Ci stiamo ora concentrando sulla finalizzazione di un quadro di intesa tra le due parti. Non vogliamo entrare in negoziati o incontri destinati a fallire e che possano diventare un pretesto per una nuova escalation", ha dichiarato
9.12: Pezeshkian: Trump non può privarci del nucleare
Il presidente iraniano, Masoud Pezeshkian, torna a rivendicare il "diritto del popolo iraniano" a beneficiare del nucleare. In affermazioni riportate da Al Jazeera, il capo di Stato dell'Iran ribadisce: "Trump non ha il diritto di negare i diritti a un popolo o di affermare che l'Iran non puo' beneficiare dei suoi diritti nucleari".
"Le dichiarazioni del nemico sulla distruzione della nostra civilta' e sul ritorno dell'Iran all'eta' della pietra rivelano le intenzioni e gli obiettivi degli aggressori", evidenzia ancora Pezeshkian secondo cui "il nemico non e' riuscito a raggiungere i suoi obiettivi, ha violato il diritto internazionale e ha attaccato infrastrutture, scuole e ospedali".
9.10: Teheran, Ue ci risparmi ipocrisia diritto internazionale
L'Iran accusa l'Unione europea di fare un uso "strumentale" e "ipocrita" del diritto internazionale, dopo che Bruxelles ha invitato Teheran a mantenere aperto "senza condizioni" lo Stretto di Hormuz. A puntare il dito è stato il portavoce del ministero degli Esteri, Ismail Baqaei, che in un messaggio pubblicato su X ha denunciato il "cronico mancato rispetto" delle norme internazionali da parte dell'Ue, sostenendo che i suoi richiami risultano privi di credibilità. "Le violazioni croniche dell'Europa hanno reso i suoi sermoni sul diritto internazionale una chiara dimostrazione di ipocrisia", ha affermato. Baqaei ha quindi invitato i leader europei a "smettere con questi discorsi", accusando l'Ue di accettare l'azione militare di Stati Uniti e Israele contro l'Iran e di chiudere gli occhi sui "crimini commessi contro gli iraniani". "Di quale diritto internazionale parlano? Dello stesso che consente all'Unione europea di accettare l'aggressione militare di Stati Uniti e Israele contro l'Iran?", ha aggiunto.
Teheran rivendica inoltre il proprio diritto ad adottare misure per impedire che lo stretto venga utilizzato per condurre "attacchi illegali" contro il proprio territorio. Secondo Baqaei, il principio del libero transito sarebbe ormai compromesso dall'uso di basi militari statunitensi nella regione per operazioni contro l'Iran, responsabilità che viene attribuita direttamente a Washington. Le dichiarazioni arrivano dopo l'intervento dell'Alta rappresentante dell'Ue per la politica estera, Kaja Kallas, che aveva ricordato come, in base al diritto internazionale, il transito attraverso rotte marittime come lo stretto di Hormuz debba rimanere libero e privo di oneri. Kallas ha inoltre avvertito che eventuali pedaggi costituirebbero un precedente pericoloso per le rotte globali, invitando l'Iran a rinunciare a qualsiasi iniziativa in tal senso.