AGI - Tocca anche Roma la tournee diplomatica in Europa di Reza Palhavi, figlio dell'ultimo scia' di Persia, che ha invitato i governi del vecchio continente a fare più pressione sul regime degli ayatollah e si è proposto come leader di una transizione verso la democrazia.
"Sono pronto a essere la guida della transizione perché gli iraniani possano scegliere il loro futuro", ha affermato Palhavi durante un evento ospitato dal Centro Studi Americani e moderato dal direttore de 'Il Tempo', Daniele Capezzone. I principi a cui la transizione dovrebbe essere ispirata, ha proseguito, sono "la separazione della religione dalla politica, l'uguaglianza di tutti i cittadini e le libertà individuali".
Palhavi ha lamentato come la guerra con gli Usa e Israele e il successivo negoziato abbiano distolto l'attenzione dalla repressione interna. "Tutti sono in attesa dell'esito della trattativa ma nel frattempo non è stato dichiarato alcun cessate il fuoco per il popolo iraniano", ha avvertito Palhavi, "arresti, torture e persino esecuzioni vanno avanti inosservate, non si può ignorare la sofferenza del popolo iraniano".
I governi europei, secondo il figlio dell'ultimo scià, "dovrebbero fare di più per sostenere il popolo iraniano, dovrebbero far sentire di più la loro voce". "Gli iraniani non hanno voce in capitolo al tavolo, dovreste essere voi quella voce", ha detto ancora Palhavi, che ha definito la Repubblica Islamica "un nemico comune del mondo libero, non solo del popolo iraniano" al quale sta venendo negata "l'opportunità di liberarsi". Il negoziato in corso è quindi, a suo giudizio, "uno sputo in faccia agli iraniani" in quanto "si dà al regime una chance di sopravvivere" che comporterà "pagare un prezzo molto più alto in futuro".
A una domanda del direttore dell'Agi, Rita Lofano, che ha chiesto se gli Stati del Golfo lo sosterrebbero come guida di una transizione verso un Iran democratico, Palhavi ha risposto che, nei suoi contatti in Usa con funzionari dei Paesi arabi dell'area, in molti "hanno ricordato i rapporti con l'Iran prima della rivoluzione", ovvero "fruttuosi e basati sulla cooperazione", distantissimi dall'attuale "stato di belligeranza". Ad ogni modo, ha sottolineato Palhavi, "spetta agli iraniani decidere il loro futuro, tutto quello che posso fare è offrire i miei consigli e il mio aiuto". E tornare a rapporti costruttivi con le nazioni vicine che portino a una stabilizzazione regionale "è nell'interesse nazionale dell'Iran", ha concluso Palhavi.