AGI - È salito a 19 morti e 17 feriti il bilancio della violenta esplosione avvenuta in una centrale elettrica nello Stato del Chhattisgarh, nell’India centrale. La deflagrazione ha interessato una caldaia dell’impianto situato a Singhitarai, gestito dalla Vedanta Ltd, sussidiaria del gruppo industriale guidato dal miliardario Anil Agarwal.
Secondo quanto ricostruito dalle autorità locali, cinque operai sono deceduti istantaneamente al momento dello scoppio, mentre altre quattordici persone sono spirate nelle ore successive a causa della gravità delle lesioni riportate. Il numero delle vittime è raddoppiato rispetto alle prime stime diffuse subito dopo il disastro, che indicavano nove decessi.
Le dichiarazioni della polizia e i ricoveri
"Il bilancio è salito a 19 morti e 17 feriti, attualmente ricoverati in diversi ospedali", ha dichiarato il capo della polizia del distretto di Sakti, Praful Thakur.
Indagine ufficiale per possibile negligenza
Il governo locale ha immediatamente disposto accertamenti per chiarire la dinamica dell'incidente. Il ministro dell’Industria dello Stato, Lakhan Lal Dewangan, ha annunciato l’apertura di un’indagine ufficiale sulle cause dell'esplosione, precisando che tra le ipotesi al vaglio degli inquirenti vi è quella di una possibile negligenza nella gestione dell'impianto.
Il dibattito sulla sicurezza industriale in India
L'episodio riaccende il dibattito sulla sicurezza industriale nel Paese asiatico, dove i sinistri sul lavoro restano una piaga frequente, spesso correlata al mancato rispetto delle normative vigenti. Solo il mese scorso, un incendio in una fabbrica di fuochi d’artificio nell’ovest dell’India aveva provocato 17 vittime, confermando una criticità sistemica nei protocolli di prevenzione e controllo dei siti produttivi.