AGI - Dopo anni di veti, rinvii e negoziati estenuanti, i leader europei tirano un sospiro di sollievo per la netta sconfitta elettorale del premier ungherese Viktor Orbán, da tempo considerato il principale ostacolo su dossier chiave dell'Unione. Con la vittoria del conservatore Péter Magyar, che promette un reset dei rapporti con Bruxelles, si apre ora la partita sul rapido sblocco di una serie di dossier finora congelati.
Il più urgente riguarda il prestito da 90 miliardi di euro per l'Ucraina, rimasto ostaggio del veto di Budapest. Orbán aveva fatto dell'opposizione agli aiuti a Kiev un punto centrale della sua campagna, legandola anche a una disputa con l'Ucraina su un oleodotto per il petrolio russo danneggiato. Il blocco aveva irritato profondamente i partner europei, arrivando dopo un iniziale via libera. Magyar, pur non essendo un convinto sostenitore dell'Ucraina, potrebbe sbloccare rapidamente il pacchetto per guadagnare credito a Bruxelles, anche se sarà necessario un compromesso con il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. Sul fronte delle sanzioni contro Mosca, un cambio di linea ungherese potrebbe consentire di approvare un nuovo pacchetto finora fermo. Orbán, che aveva mantenuto rapporti stretti con Vladimir Putin nonostante la guerra, era stato accusato di agire come un "cavallo di Troia" del Cremlino nei vertici europei. Un via libera di Budapest lascerebbe la Slovacchia di Robert Fico come principale voce critica.
Il dossier sull'adesione dell'Ucraina all'Unione europea
Più complesso il dossier sull'adesione dell'Ucraina all'Ue. Orbán aveva bloccato ogni progresso, mentre Magyar potrebbe autorizzare l'apertura dei cluster (i capitoli) negoziali che Bruxelles ritiene pronti da tempo. Tuttavia, il nuovo leader ha promesso un referendum sull'ingresso di Kiev, segnale che il percorso resterà incerto e politicamente sensibile.
Lo sblocco dei fondi europei e le riforme
In parallelo, Budapest punta a ottenere lo sblocco dei fondi europei congelati, pari a circa 18 miliardi di euro, legati alle preoccupazioni sullo stato di diritto, la corruzione e i diritti civili. Il nuovo governo avrà tempo fino alla fine di agosto per avviare riforme e cercare di recuperare almeno 10 miliardi del piano nazionale di ripresa e resilienza. La Commissione guidata da Ursula von der Leyen ha già indicato disponibilità a collaborare rapidamente con le nuove autorità ungheresi.
Un nuovo clima politico a Bruxelles
Oltre ai dossier concreti, a Bruxelles si guarda anche al possibile cambio di clima politico. Negli ultimi anni la linea sempre più dura di Orbán e la sua vicinanza a Mosca avevano incrinato la fiducia tra i leader europei. L'arrivo di Magyar potrebbe favorire un approccio più costruttivo, pur senza eliminare le divergenze tra gli Stati membri né le tradizionali dinamiche negoziali dell'Unione.