AGI - Oggi è toccato agli uffici di Oracle nel polo economico di Dubai, tre giorni fa al data center di Amazon in Bahrein: i Pasdaran stanno tenendo fede alla minaccia di colpire le sedi delle società tecnologiche americane nel Golfo Persico.
Il monito dei Pasdaran e l’ultimatum
Martedì il corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (Irgc) aveva lanciato un monito agli Stati Uniti e a un gruppo di 18 importanti aziende americane del settore tecnologico e della difesa, e le aveva dichiarate "obiettivi legittimi".
Aveva anche dato un ultimatum ai dipendenti, le 20:00 ora locale del primo aprile, per allontanarsi dai posti di lavoro, cosi' come aveva sollecitato i residenti ad andare via delle zone intorno alle aziende.
Le accuse contro le big tech
Per l'Irgc, ricordano i media iraniani, le big-tech americane della comunicazione e dell'intelligenza artificiale sono state "l'elemento principale nella progettazione e nel tracciamento degli obiettivi terroristici" di Israele e Stati Uniti.
Le aziende nel mirino
Da qui la decisione di prendere di mira 18 aziende, tra cui giganti del settore, ma anche società finanziarie e produttrici di armi, come Cisco, Microsoft, Apple, Google, Meta, Intel, Nvidia, Tesla, Boeing, JP Morgan, General Electric (GE), Palantir, Spire Solutions, G42, Amazon e Oracle.
La minaccia di ritorsioni
"Le aziende che partecipano attivamente a piani terroristici subiranno un'azione di ritorsione per ogni assassinio terroristico", si legge nella dichiarazione di martedì, "la loro complicità nella guerra di aggressione americano-israeliana contro la Repubblica Islamica dell'Iran dal 28 febbraio ha causato la morte di quasi 2.000 persone, per lo più civili, tra cui donne e bambini".