AGI - La Corte suprema degli Stati Uniti affronta oggi uno dei temi più sensibili per l'identità americana, quello della cittadinanza per nascita, rimessa in discussione da un decreto del presidente Donald Trump. Il capo della Casa Bianca presenzia personalmente all'udienza, un fatto senza precedenti per un presidente in carica, a sottolineare la centralità della questione.
I nove giudici, sei conservatori e tre progressisti, sono chiamati a pronunciarsi sul ricorso dell'amministrazione contro le decisioni delle corti inferiori, che hanno tutte giudicato incostituzionale il provvedimento firmato da Trump all'inizio del suo secondo mandato. Il decreto mira a limitare il diritto di cittadinanza automatica per i figli di immigrati irregolari, ritenuto dal presidente un fattore di attrazione per l'immigrazione.
Alla base dello scontro vi è il 14esimo emendamento della Costituzione, adottato nel 1868 dopo la guerra civile, che sancisce il principio dello ius soli. Da oltre 150 anni garantisce la cittadinanza a chiunque nasca sul suolo statunitense, principio consolidato anche da una storica sentenza della Corte Suprema del 1898 sul caso Wong Kim Ark.
Le critiche di Trump al sistema giudiziario
Trump ha attaccato duramente il sistema giudiziario, arrivando a definire "stupidi" i giudici e sostenendo che il diritto di cittadinanza alla nascita riguardasse originariamente "i figli degli schiavi". Le tensioni con la Corte si sono acuite dopo che, lo scorso febbraio, i giudici avevano bocciato la sua politica sui dazi.
Il decreto contestato e le sue conseguenze
Il decreto contestato vieta alle autorità federali di rilasciare passaporti e certificati di cittadinanza ai bambini nati negli Stati Uniti da madri in situazione irregolare o con permesso temporaneo, se il padre non è cittadino o residente permanente. Secondo l'amministrazione, questi casi non rientrerebbero nella protezione del 14esimo emendamento, poiché mancherebbe un legame giuridico stabile (fedeltà) con il Paese. Tesi respinta dagli oppositori, tra cui l'organizzazione per i diritti civili Aclu, secondo cui il governo punta a "rimodellare le fondamenta costituzionali della nazione" e a mettere in discussione la cittadinanza di milioni di americani.
Secondo stime di ricercatori della Penn State University, una restrizione dello ius soli per i figli di immigrati irregolari o residenti temporanei potrebbe portare a un aumento significativo della popolazione irregolare, fino a 2,7 milioni di persone in più entro il 2045 e 5,4 milioni entro il 2075. La decisione della Corte Suprema è attesa entro la fine della sessione annuale, prevista per fine giugno.