AGI - Una tornata elettorale 'monstre' e un test politico chiave. Non ci sono solo 35 mila sindaci da eleggere. Ma anche la corsa per l'Eliseo dell'anno prossimo. Oggi, domenica 15 marzo, quasi 48 milioni di cittadini francesi andranno alle urne per il primo turno delle elezioni amministrative (il secondo turno è previsto per la domenica successiva, il 22 marzo). Si vota in migliaia di piccoli e medi comuni ma anche in città importanti, a cominciare da Parigi, Marsiglia, Bordeaux, Lione, Nizza, e Tolosa.
L'affluenza alle urne è prevista in aumento, malgrado una campagna elettorale tesissima, sconvolta dalla guerra in Medio Oriente e dall'omicidio dell'attivista di estrema destra Quentin Deranque a Lione, in cui sarebbe coinvolto anche il collaboratore di un deputato de La France Insoumise. La partecipazione, tradizionalmente alta in Francia per questo tipo di elezioni, è data in netta crescita e si stima possa attestarsi tra il 65% e il 71%. Il che sarebbe un record almeno dal 2004. Pur essendo elezioni locali, l'esito delle urne darà una prima indicazione delle dinamiche politiche che porteranno alle elezioni presidenziali e legislative del 2027.
Le sfide nelle grandi città
Nelle grandi città tutto è possibile, data l'alta frammentazione del voto che permetterà a molti candidati di superare la soglia del 10% necessaria per accedere al secondo turno. A Parigi la partita sembra giocarsi tra l'ex ministra di centro-destra Rachida Dati, in testa ai sondaggi, e il socialista Emmanuel Gregoire. Ma la candidata dell'estrema destra 'zemmourista', Sarah Knafo, è data al 13,5% e potrebbe giocare il ruolo di arbitro della partita. A Marsiglia, il sindaco uscente di sinistra, Benoit Payan, potrebbe trovarsi a fronteggiare Franck Allisio, candidato del Rassemblement National, la candidata di centro-destra Martine Vassal e il candidato di La France Insoumise, Sébastien Delogu. Partita aperta anche a Tolosa, Bordeaux, Lilla e Lione.
La situazione in provincia e la nazionalizzazione del dibattito
Situazione diametralmente opposta invece nella provincia del Paese, dove contrariamente a quanto avviene a livello nazionale, il quadro è meno frammentato e i partiti tradizionali continuano ad avere un peso specifico fondamentale. Nel 93% dei comuni francesi il sindaco sarà eletto al primo turno, perché le liste di candidati sono solo una o due. Anche per questo il Rassemblement National e La France Insoumise, finora poco presenti nelle amministrazioni locali, hanno cercato di nazionalizzare il dibattito: i leader di RN, Jordan Bardella, e di LFI, Jean-Luc Mélenchon, hanno girato la Francia in lungo e largo per convincere gli elettori. Sarà il loro posizionamento dopo il primo turno a essere osservato con maggiore attenzione.
Alleanze e strategie dei partiti
Entrambi cercano un dialogo con i partiti storici per acquisire seggi nei consigli comunali: la France Insoumise, che ha presentato oltre 500 liste alle municipali mentre erano circa un centinaio alla tornata del 2020, chiede agli alleati di sinistra "fusioni tecniche" per ottenere dei consiglieri in più. Ma i Socialisti, e in misura minore i Verdi, sono scettici e frenano, dopo le accuse di antisemitismo mosse a Mélenchon. Anche il Rassemblement National, considerato in crescita a livello nazionale, rimane debole sul territorio. Attualmente l'estrema destra di Marine Le Pen governa solo una quindicina di comuni e una sola grande città, Perpignan, e per questo cerca la sponda dei Repubblicani. I macronisti di Renaissance infine, che pagano il calo di consensi del presidente Emmanuel Macron, anziché correre da soli hanno stretto una rete di alleanze a livello locale soprattutto con il centro-destra dei Repubblicani.
Candidati illustri e la corsa all'Eliseo
Diversi i nomi celebri della politica francese che correranno per conquistare la poltrona di sindaco: tra tutti due ex primi ministri dell'area centrista. Edouard Philippe è in lizza per un terzo mandato come sindaco di Le Havre ed è uno dei papabili per la corsa all'Eliseo, anche se ha già annunciato che se dovesse perdere il voto locale non si candiderà alle presidenziali. E l'ex premier François Bayrou che correrà nella sua roccaforte del Béarn per ottenere un terzo mandato.