AGI - È rozzo, è lento e forse proprio per questo è micidiale. È il drone Shahed-136, assurto agli onori della guerra grazie al massiccio impiego sul teatro ucraino da parte dell'esercito russo, ma soprattutto fiore all'occhiello dell'autarchica industria bellica iraniana. I pasdaran ne hanno mostrato tunnel pieni in un video diventato virale e per fare sfoggio della capacità offensiva della Repubblica islamica.
Prodotto dalla Iran Aircraft Manufacturing Industrial Company (azienda sottoposta alle sanzioni statunitensi), lo Shahed-136 è un piccolo veicolo aereo a pilotaggio remoto che, di solito in formazioni di due, esplode all'impatto con il bersaglio e per questo viene chiamato drone "kamikaze". Lungo 3,5 metri, ha un'apertura alare di 2,5 metri e una velocità massima di 185 chilometri orari. Secondo il ministero della Difesa britannico ha una portata di 2.500 chilometri. Lo Shahed ha una fusoliera a forma di delta, che può trasportare una testata di 36 chilogrammi. Vola principalmente a bassa quota ed è raramente rilevabile dai radar.
Si alza in volo su una struttura che permette il dispiegamento in sequenza fino a cinque velivoli. Il lancio è di tipo assistito a razzo, al quale subentra il motore convenzionale una volta che il drone ha raggiunto la quota prestabilita. Rumorosi, economici, adatti a un uso massiccio con lanci a raffica, i droni Shahed-136 sono in competizione con i Bayraktar TB2, forniti dalla Turchia all'Ucraina, più veloci e sofisticati, determinanti nei primi giorni degli scontri.
Limiti e capacità di attacco
Secondo Justin Bronk, senior fellow del think tank britannico Royal United Services Institute, "lo Shahed-136 offre un modo relativamente economico di sferrare attacchi a lungo raggio su obiettivi fissi. La navigazione e la precisione di Shahed si basano su sistemi GPS commerciali e la sua capacità di carico ne limita le capacità di attacco. Inoltre manca della capacità di colpire bersagli mobili e ha meccanismi di difesa minimi contro i sistemi anti-UAV.
I droni Shahed-136 sono entrati ufficialmente in servizio in Iran nel 2021, ma secondo diverse fonti erano già operativi nel 2020 nello Yemen.