AGI - L’arresto del Principe Andrea non è soltanto l’epilogo giudiziario di uno scandalo che si trascina da anni. È un passaggio che rischia di segnare un prima e un dopo per la monarchia britannica.
“Qui cambia il piano”, osserva Marco Ubezio, avvocato, scrittore ed esperto della monarchia britannica. “Non siamo più nel campo dell’imbarazzo o della cattiva compagnia. L’accusa di misconduct in public office riguarda il periodo in cui Andrea era inviato commerciale del governo britannico. Parliamo di accesso a informazioni riservate, di dossier economici sensibili – Libia, Russia, rapporti strategici. Se quelle informazioni fossero state usate per interessi privati, la questione diventa istituzionale”.
Misconduct in public office: la questione istituzionale e la pressione sulla corona
Non è solo l’ombra di Jeffrey Epstein, già devastante sul piano reputazionale. “Il nodo – insiste Ubezio – è l’eventuale abuso della funzione pubblica. Ed è questo che mette pressione diretta su Carlo e sulla tenuta della Corona”.
Nessun trattamento di favore: il simbolo della caduta
E una frase, riportata anche dalla BBC, è diventata il simbolo della caduta: nessun trattamento di favore. “Se il fermo sarà confermato sarà in cella come tutti gli altri detenuti”.
Dal Royal Lodge alla cella: l'immagine potente
“È un’immagine potentissima”, commenta Ubezio. “Dal Royal Lodge di Windsor a una stanza con il bagno in carcere. È la rappresentazione plastica di un’istituzione che, per difendersi, deve accettare la normalità della giustizia ordinaria”.
Le conseguenze su Carlo III e la strategia della corona
Ma il punto centrale sono le conseguenze su Carlo III. “Finora la strategia è stata separare nettamente l’uomo dall’istituzione. Carlo è stato severo: ritiro dei titoli militari, esclusione dalla vita pubblica, isolamento progressivo. Più di questo era difficile fare”.
Il ritardo nella reazione e le informazioni riservate
L’unica ombra, semmai, riguarda i tempi. “Qualcuno parla di ritardo nella reazione. Ma molte delle mail emerse nelle ultime settimane – che documenterebbero contatti e affari ancora nel 2011– non erano pubbliche nella loro interezza quando Buckingham Palace prese le prime misure”.
Un colpo simbolico senza precedenti per i Windsor
Il colpo simbolico resta però enorme. “L’ultimo membro della famiglia reale arrestato fu Carlo I d'Inghilterra, deposto da Cromwell e poi decapitato nel 1649. Da allora, nessun Windsor era finito in manette. Questo pesa nell’immaginario britannico”.
La "maledizione del nome Carlo" e la pressione reputazionale
Da qui anche il folklore sulla “maledizione del nome Carlo”. Carlo I giustiziato. Carlo II travolto da scandali e tensioni. Oggi Carlo III alle prese con la più grave crisi familiare dell’era moderna. “Ma non siamo davanti a un rischio concreto per il trono”, precisa Ubezio. “Siamo però davanti a una pressione reputazionale senza precedenti”.
L'ipotesi di abdicazione: un segnale del clima
La parola abdicazione viene evocata? “Come suggestione, sì. Ma nel Regno Unito è accaduto una sola volta in epoca moderna, con Edoardo VIII, e richiese una legge del Parlamento. Oggi non c’è alcun segnale in quella direzione. Il re ha reagito in modo netto. Tuttavia, il solo fatto che qualcuno evochi questa ipotesi dà la misura del clima”.
La responsabilità morale della famiglia reale
Resta infine il tema della responsabilità morale della famiglia. “È probabile che Elisabetta II e Carlo stesso contribuirono economicamente alla transazione civile con Virginia Giuffre. Ma stabilire cosa sapessero nel dettaglio è impossibile. È plausibile che a livelli operativi di corte circolassero più informazioni. Che la sovrana conoscesse tutta la gravità emersa negli ultimi anni è meno scontato. Se l’avesse saputo, forse avrebbe agito diversamente. Ma qui entriamo nel campo delle ipotesi”.
La sfida istituzionale di Carlo III
Alla fine, conclude Ubezio, “la monarchia britannica ha attraversato guerre, abdiche, divorzi e scandali. Non aveva mai affrontato l’arresto di un suo membro in epoca contemporanea. E quando l’ombra non riguarda solo la vita privata, ma l’uso di una funzione pubblica, la sfida diventa istituzionale. La vera partita, ora, è tutta nelle mani di Carlo III”.