AGI - Molti sì e qualche no, ma di peso: è lo scenario che si sta delineando per il futuro Consiglio di Pace promosso dal presidente Usa Donald Trump per Gaza. Ideato nell'ottobre scorso dal capo della Casa Bianca come ristretto organismo internazionale incaricato della futura gestione e ricostruzione della Striscia, la struttura che ora si prospetta è molto più ampia con una 'missione' che non si limita alla stabilizzazione dell'enclave palestinese, lasciando presagire piuttosto a un modello alternativo alle Nazioni Unite, da tempo nel mirino di Trump.
L'invito a 58 Paesi
Da Washington sono stati diramati inviti ad almeno 58 Paesi, dai Paesi arabi alla Turchia, dal Sud America all'India e all'Europa, Italia compresa.
Anche Putin nella 'lista'
Nella lista hanno trovato posto anche il presidente russo Vladimir Putin e il bielorusso Aleksander Lukashenko - nomi che hanno creato qualche dubbio e malumore - come anche il leader ucraino Volodymyr Zelensky.
Tra coloro che hanno già annunciato l'adesione ci sono in primis i Paesi mediatori, Qatar ed Egitto, insieme a un altro 'peso massimo' della regione come la Turchia, ma anche Emirati, Marocco, Canada. Non potevano mancare l'Argentina di Javier Milei e l'Ungheria di Viktor Orban, alleati di Trump.
Le critiche di Netanyahu
Il premier israeliano Benjamin Netanyahu, stretto tra le pressioni Usa e le proteste in patria dei suoi alleati di governo dell'estrema destra messianica, sabato scorso ha usato parole dure contro il Comitato esecutivo per Gaza - organismo subordinato al Consiglio di Pace, nel quale Trump ha incluso il ministro degli Esteri turco Hakan Fidan e il diplomatico qatariota Ali Al-Thawadi - ma alla fine ha accettato l'invito.
Risposta affermativa è arrivata anche da Azerbaigian, Bielorussia, Uzbekistan e Kazakistan. Da Pristina, la presidente del Kosovo Vjosa Osmani si è detta "profondamente onorata dell'invito personale" a partecipare alla "storica iniziativa", ricordando come l'"America abbia contribuito a portare la pace" nel suo Paese.
La postura cauta della Germania
Ma l'iniziativa non ha entusiasmato tutti. Cauta la posizione della Germania: Berlino condivide "l'obiettivo di servire la pace nel mondo", ma ritiene che l'Onu rimanga "il quadro multilaterale centrale per le crisi internazionali e la gestione dei conflitti", ha sottolineato nei giorni scorsi il portavoce del cancelliere tedesco, Stefan Kornelius.
Il netto no della Francia
Netto invece il no arrivato dalla Francia, che guarda con sospetto all'assetto del 'nuovo' Consiglio di Pace, il cui statuto "va oltre la sola Gaza", sollevando "questioni importanti, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei principi e della struttura delle Nazioni Unite, che in nessun caso possono essere messi in discussione".
La risposta ha scatenato un botta e risposta tra le due sponde dell'Atlantico, con un Trump furibondo che ha minacciato dazi al 200% su vini e champagne francesi e Parigi che ha respinto stizzita simili intimidazioni, "inaccettabili e inutili", volte a influenzare la sua politica estera.
Il muro di Norvegia e Svezia
Ma anche Norvegia e Svezia hanno fatto muro, chiamandosi fuori dall'organismo. Per Oslo, "è importante il modo in cui questa proposta si collega a strutture consolidate come l'Onu e ai nostri impegni internazionali", ha fatto sapere l'ufficio del premier norvegese. "Ne discuteremo con gli altri Paesi dell'Ue, ma allo stato attuale del testo la Svezia non lo firmerà", gli ha fatto eco il primo ministro svedese Ulf Kristersson.
L'avvertimento di Zelensky
E se da Kiev il presidente ucraino Zelensky ha sottolineato che sarebbe "molto difficile" per il suo Paese far parte di un organismo insieme alla Russia, stessa preoccupazione è stata sollevata da Londra con un portavoce di Downing Street che ha messo l'accento sull'invito al leader del Cremlino: "Putin è l'aggressore in una guerra illegale contro l'Ucraina, e ha dimostrato più volte di non prendere sul serio la pace".