Con "coercizione economica" si intende l'uso di minacce o restrizioni commerciali e sugli investimenti - come dazi, boicottaggi o controlli doganali - per costringere l'UE o uno Stato membro a modificare una decisione politica o normativa. Lo strumento prevede un approccio in due fasi. In primo luogo, punta a dissuadere e risolvere la situazione attraverso il dialogo e la diplomazia, chiedendo formalmente al Paese terzo di cessare le misure coercitive. Solo se questa via fallisce, l'UE potrà adottare contromisure proporzionate, tra cui l'introduzione di restrizioni commerciali mirate o l'esclusione da appalti pubblici.
Misure di risposta anti-coercizione
Concretamente, le misure di risposta anti-coercizione possono includere: dazi doganali o restrizioni all'import/export di merci provenienti dal Paese responsabile; limitazioni all'accesso agli appalti pubblici nell'UE per operatori del Paese terzo; restrizioni agli investimenti esteri diretti, in particolare quelli di imprese controllate dallo Stato in questione; barriere alla fornitura di servizi o sospensione dell'autorizzazione a operare nel mercato europeo; azioni su brevetti e diritti di proprietà intellettuale, compresa la revoca di diritti o licenze; designazione di imprese o persone fisiche coinvolte, che possono essere oggetto di misure specifiche (divieti, restrizioni, obblighi).
Criteri di applicazione e urgenza
Le misure sono selezionate secondo criteri di proporzionalità, tenendo conto del danno subito dall'UE e mirando a minimizzare l'impatto su cittadini e imprese europee. Sono previste anche procedure rapide per l'adozione di misure urgenti nei casi più gravi.