AGI - La palla è nel campo dell'Ucraina e dei suoi alleati europei per negoziare la fine della guerra, sostiene Vladimir Putin che nella sua tradizionale maratona-tv ha, però, rilanciato le condizioni massimaliste poste già l'anno scorso.
Le proposte di Putin sono molto più dure dei 28 punti contenuti nel Piano Trump e che ufficialmente il presidente russo dichiara di sostenere, accusando invece Europa e NATO di voler proseguire la guerra.
Le rivendicazioni territoriali e le condizioni per la pace
Sullo sfondo di una grande cartina della Federazione che comprendeva anche la Crimea e tutte le quattro regioni ucraine che Mosca rivendica senza controllarle completamente – Kherson, Zaporizhia, Donetsk e Luhansk –, Putin ha parlato a lungo dell'operazione militare speciale, lanciata nel febbraio 2022. Il leader del Cremlino ha rilanciato – senza citarle esplicitamente – le condizioni massimaliste delineate l'anno scorso: è pronto a mettere fine alla guerra solo se il nemico si ritirerà dalle quattro regioni che Mosca ha formalmente annesso. Un'idea già respinta da Kiev e dagli alleati.
La maratona televisiva: propaganda e controllo
L'evento – attentamente coreografato e della durata fiume (quasi quattro ore e mezza) – è ormai un appuntamento fisso del calendario politico russo: consente a giornalisti e a membri del pubblico selezionati di porre domande direttamente al presidente, proiettando un'immagine di apertura del leader autoritario, pur mantenendo rigorosamente controllata l'agenda delle questioni da trattare in diretta tv. Ripetendo espressioni ormai ricorrenti sulle "cause profonde" del conflitto, Putin ha quindi espresso una posizione ancora più dura di quella contenuta nel Piano Trump che Washington sta discutendo con l'amministrazione di Volodymyr Zelensky e che non prevede la rinuncia ucraina anche a Kherson, Zaporizhia. Con l'intento di convincere gli americani dell'inevitabile e imminente vittoria militare russa, Putin ha lodato i presunti successi delle sue truppe: "stiamo avanzando lungo l'intera linea di contatto" e il nemico si sta "ritirando in tutte le direzioni". "Sono sicuro che entro la fine di quest'anno assisteremo a ulteriori successi", ha aggiunto durante la trasmissione, che ha combinato il formato della conferenza stampa di fine anno col programma 'Linea diretta'.
Gli obiettivi geopolitici: USA, Unione Europea e NATO
Come negli ultimi mesi, Putin ha sfruttato l'occasione anche per corteggiare il presidente Trump, elogiandone la nuova Strategia di sicurezza nazionale (NSS) in cui la Russia non figura più tra le minacce per gli Stati Uniti. Il suo posto è stato preso dall'Unione Europea e dalla NATO, contro cui Putin oggi ha lanciato i suoi strali: ha definito "rapina" il tentativo "fallito" della UE di usare gli asset russi congelati come aiuti a Kiev e ha avvertito che Mosca difenderà i suoi interessi in tribunale; ha poi ripetuto la classica accusa alla NATO di aver "ingannato" Mosca con l'allargamento a Est e ha lasciato intendere che mai accetterà un'adesione dell'Ucraina all'Alleanza.
Economia, responsabilità e il lato umano di Putin
Interrogato sulla sua responsabilità personale nel conflitto più sanguinoso sul suolo europeo dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, Putin ha risposto: "Non ci consideriamo responsabili della morte di persone, perché non abbiamo iniziato questa guerra". Il leader del Cremlino ha sostenuto di aver già accettato compromessi nel vertice in Alaska con Trump e che ora spetta a Kiev e ai suoi alleati europei concordare la fine delle ostilità. Non abbandonando neppure la pretesa di nuove elezioni presidenziali in Ucraina, Putin si è detto disposto a una sospensione degli attacchi in profondità nel corso di un eventuale Election Day. A livello nazionale, la maratona tv funge anche da valvola di sfogo dell'elettorato russo. Sull'economia il paragone è subito con l'odiata Europa: "Negli ultimi tre anni, la crescita complessiva del PIL russo è stata del 9,7%, rispetto al 3,2% dell'Eurozona". Fedele alla tradizione, la diretta è stata utilizzata anche per presentare un lato più umano del leader, che ha risposto di credere "In Dio, che è con noi" e ha sorriso alla domanda se fosse innamorato.