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Futuro Ue, convergenza sul tema dell'integrazione con le politiche nazionali ma resta il rebus sul "come"

Questo è il tema, insieme al Pnrr e al successore di Sergio Mattarella al Quirinale, dibattuto durante il secondo incontro nell'ambito della Conferenza sul Futuro dell'Europa, organizzato dall'AGI, con alcuni parlamentari italiani che fanno parte della plenaria della Conferenza

AGI - Tutti d'accordo sull'importanza dell'integrazione dell'Unione europea e politiche nazionali ma restano le differenze sul "come" realizzarla. Questo è il tema, insieme al Pnrr e al successore di Sergio Mattarella al Quirinale, dibattuto durante il secondo incontro nell'ambito della Conferenza sul Futuro dell'Europa, organizzato dall'AGI, con alcuni parlamentari italiani che fanno parte della plenaria della Conferenza. Moderati dal direttore, Mario Sechi, sono intervenuti il senatore Alessandro Alfieri del Partito democratico, il deputato Matteo Luigi Bianchi della Lega, la deputata Augusta Montaruli di Fratelli d'Italia e la senatrice Paola Taverna del Movimento 5 stelle.

 "Il modello" per il futuro dell'Ue, sottolinea Bianchi "è quello confederale" ma che "lasci spazio", nel rispetto "delle sensibilità degli stati membri ed degli enti locali e regionali, che sono molto importanti in quei Paesi grandi come Italia, Germania". L'esponente del Carroccio ha sottolineato come "il principio di sussidiarietà debba ancora oggi trovare maggiore concretezza nella sua attuazione". 

 Alfieri, invece, ha voluto rimarcare che "per le grandi sfide e i grandi temi ci vuole più Europa" spiegando come "si debba applicare il principio di sussidiarietà. Estera e Difesa comune sono fondamentali se vogliamo contare in giro per il mondo" per poi aggiungere che "l'Italia è più forte se l'Europa è più forte". 

Taverna ha puntato invece sulla necessità di "abbandonare definitivamente la stagione della austerity" perché questa è la strada che bisogna percorrere "per la crescita, lo sviluppo e per far ripartire il Paese". Taverna ha poi proposto l'idea dell'introduzione "di una 'golden rule' per una ampia serie di investimenti, non sono quelli verdi, ma anche quelli digitali finanché le filiari industriali europee". La senatrice del M5s ha poi aggiunto che "nell'ottica dell'attuazione del Pnrr, meglio che sia il premier Mario Draghi a terminare la legislatura". 

Sul tema Montaruli ricorda che "se anche tutti hanno parlato di un rallentamento delle politiche di austerità, abbiamo approvato un Pnrr fortemente vincolato a impegni assunti" approvati però "in un periodo pre-pandemia e che restano validi anche durante e dopo", mentre "il mondo è cambiato".

Per l'esponente di Fratelli d'Italia "questa è una debolezza del Pnrr e dell'Ue, il rispetto delle risoluzioni del Paese pre-pandemia per accedere ai fondi". Per Alfieri, infine, "il Pnrr è un buon documento con una visione" ma tra le criticità c'è il fatto che "le grandi città sono attrezzate, pronte per intercettare le risorse, mentre le realtà piccole sono in difficoltà, non sanno come partecipare. Rischiamo di perdere una parte di quei soldi". 

Sulla questione relativa al prossimo presidente della Repubblica, Montaruli definisce l'elezione come "una grande prova per il centrodestra". In particolare, la deputata di FdI spiega come "il centrodestra possa cercare e trovare un nome unitario, anche nel rispetto dell'eventuale convergenza con le altre forze. Il centrodestra può proporre dei nomi autorevoli, è chiaro che è un interesse di FdI e del centrodestra non spaccarsi in questa scelta".

 "Non mi scandalizzerebbe vedere Berlusconi candidato al Quirinale" commenta invece Bianchi, "fossero domani mattina le elezioni, alla quarta votazione voterei convintamente Silvio Berlusconi nella speranza di vederlo presidente della Repubblica". Alfieri, infine, sulla possibilità di un cambio di ruolo per Draghi auspica che il governo continui il suo percorso: "Ci vuole stabilità e il premier Mario Draghi sta lavorando bene, è la migliore garanzia di stabilità e sicurezza per tranquillizzare tutti gli attori".

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