di Antonio Talia
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Pechino, 13 giu.- Le società cinesi fanno shopping in Italia: secondo Mergermarket, società di consulenza statunitense specializzata in fusioni e acquisizioni, nel periodo tra il primo gennaio e l'11 giugno del 2012 le aziende del Dragone hanno più che decuplicato gli investimenti annunciati nel Belpaese.
In meno di sei mesi le società cinesi hanno annunciato nuovi investimenti in Italia per 528 milioni di euro. Nell'arco dell'intero 2011 i flussi provenienti dalla Cina avevano raggiunto quota 42 milioni di euro.
"Al momento in Italia sono in corso molte operazioni, potenziali ed effettive, che coinvolgono aziende asiatiche e cinesi, soprattutto nel settore del fashion e del design" ha dichiarato durante un forum economico organizzato da Mergermarket Bianca Bonaldo, managing partner di Chance Equity Partner. "Abbiamo molti clienti italiani del settore del lusso che cercano nuovi capitali per crescere sul mercato cinese- ha detto ancora Bonaldo- e per diffondere il brand in Cina i partner cinesi propongono spesso la creazione di una joint venture".
"Sicuramente le società cinesi mostrano un interesse sempre maggiore verso il mercato italiano" dice ad AgiChina24.it Davide Cucino, presidente della Camera di Commercio dell'Unione europea in Cina . "L'Italia sta beneficiando di una strategia cinese più ampia, che coinvolge tutta l'Europa".
"I dati elaborati da Mergermarket mi sembrano credibili- dice Antonino Laspina, direttore dell'ufficio ICE di Pechino- ma sono dati che vanno letti con precisione. Al momento abbiamo un sistema imprese sottodimensionato, tanto per capacità produttiva che per capacità finanziaria. Ci sono imprese che nei prossimi 12 mesi avranno difficoltà a stare sul mercato, ma un'iniezione di capitali stranieri, come quelli cinesi, può permettere loro di scollinare e poi di posizionarsi ancora meglio sui mercati asiatici. I cinesi, da parte loro, sono interessati a queste acquisizioni, perché acquisiscono brand di pregio, ed entrano nella stanza dei bottoni di queste aziende".
MISS SIXTY SEMPRE PIU' CINESE
E' quello che sta avvenendo in queste ore con il marchio Miss Sixty: la società del Guangdong Trendy International Group, dopo l'acquisizione del 50% delle azioni della società italiana, ha intenzione di acquistare fino all'80% della distribuzione asiatica del brand. Secondo fonti vicine al gruppo cinese, Trendy International Group sta conducendo l'operazione "perché convinta che il marchio Miss Sixty sia particolarmente adatto al mercato asiatico, e in particolare a quello cinese" e "consapevole delle difficoltà in cui starebbe versando l'azienda italiana".
Trendy International Group conta in Cina oltre 2mila punti vendita ed è quotato a Singapore e a Hong Kong. Miss Sixty, marchio con base a Chieti, fondato a Roma nel 1991 controlla diversi brand, tra cui Energie, Killah, Refrigiwear e Murphy&Nye. Wicky Hassan, cofondatore del gruppo, è scomparso nel dicembre scorso dopo una lunga malattia.
"Non credo che queste operazioni coincidano con lo svuotamento delle aziende italiane" conclude Laspina. "I marchi cinesi non possono riproporre da solo il valore aggiunto del Made in Italy. Ci provarono in diverse occasioni all'inizio degli anni 2000, ma ormai il consumatore cinese è talmente raffinato che percepirebbe subito la differenza. C'è la ovviamente la possibilità del trasferimento di stabilimenti italiani in Cina, ma se si decidesse di tagliare completamente il cordone ombelicale che lega queste aziende all'Italia i loro prodotti perderebbero di appeal, e i cinesi avrebbero fatto un investimento sbagliato".
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