di Marco Valsania
L'avevano battezzato il "Governo Goldman". Perché i suoi executive, quelli di Goldman Sachs, hanno fatto carriera non solo a Wall Street, nella più prestigiosa delle banche d'affari, ma anche nelle stanze dei bottoni della politica. Un governo mondiale - scherzavano i rivali, a metà tra critica e invidia – con poltrone negli Stati Uniti, dove ex Goldman hanno brillato tanto in ambienti democratici che repubblicani, come sul palcoscenico internazionale: dal Canada all'Europa, dall'Australia alla Cina fino alla Banca mondiale. Ancora oggi il Tesoro di Washington è affollato dei suoi banchieri: Henry "Hank" Paulson, ex amministratore delegato di Goldman, è il ministro e il 35enne Neel Kashkari, già vicedirettore della banca, è il suo braccio destro con in mano la gestione del Tarp, il fondo da 700 miliardi di dollari incaricato di salvare dall'alta finanza all'industria automobilistica.
Non per molto, almeno negli Stati Uniti. La crisi epocale che ha sconvolto Wall Street ha appannato, con i bilanci, anche la reputazione degli uomini d'oro di Wall Street e di Goldman. In scene che si sono ripetute in Congresso, audizione dopo audizione, Paulson e Kashkari, i più in vista, sono stati sbeffeggiati: «Sei un "chump"?», un gonzo, ha chiesto a bruciapelo a Kashkari il vecchio deputato Elijah Cummings, nel più memorabile degli scontri verbali, ironizzando sulla generosità con cui erano distribuiti i soldi alle banche. E nell'amministrazione entrante di Barack Obama, la squadra economica e finanziaria è guidata piuttosto da accademici o leader di grandi istituzioni. Al Tesoro siederà Tim Geithner, prelevato dalla Federal Reserve di New York. Grande consigliere del presidente eletto sarà Lawrence Summers, già ministro di Bill Clinton e che ha fatto carriera soprattutto in università. Il nuovo chairman della Securities and Exchange Comission è Mary Schapiro, prelevata dall'autorità di autoregolamentazione dei broker Finora per applicare, semmai, redini più strette nell'alta finanza.
La giostra delle nomine, così, sembra aver segnato il tramonto della grande presenza di Wall Street al governo. Anche per Goldman, che ha sempre celebrato la vocazione al servizio pubblico dei suoi ex dirigenti. Un tramonto cominciato con il contrasto tra i bonus record accumulati per anni dai banchieri e lo stato in cui le pratiche che li hanno arricchiti hanno lasciato investitori, mercati e spesso le loro stesse società. Grandi marchi come Bear Stearns e Lehman Brothers sono ormai sepolti. Merrill Lynch è stata ceduta in fretta e furia per evitare un altro crack. E i restanti due giganti di Wall Street, Morgan Stanley e Goldman, sfornano perdite: Goldman, nell'ultimo trimestre, per la prima volta da quando è quotata è scivolata in rosso di 2,1 miliardi di dollari. I suoi titoli hanno bruciato due terzi del loro valore in Borsa dall'inizio dell'anno. All'improvvisa ricerca di protezione, Goldman e Morgan si sono ormai trasformate in holding bancarie tradizionali, in grado di ricevere aiuti federali e soggette a maggiori controlli delle autorità. Il presidente e amministratore delegato di Goldman che dal 2006 ha preso il posto di Paulson, il 54enne Lloyd Blankfein, oggi è in ombra, genera più polemiche che adorazione.
Non sono tuttavia pochi gli ex uomini Goldman ancora sulla cresta dell'onda, testimoni delle porte girevoli tra grande finanza e grande politica e della lunga tradizione d'indiscusso prestigio della banca. Nella stessa amministrazione Obama ha trovato posto, ad esempio, Gary Gensler alla Commodities Futures Trading Commission: il 51enne Gensler, già funzionario del Tesoro sotto Bill Clinton, era stato una stella a Goldman, partner a soli 30 anni. Gensler è stato, per Obama, anche responsabile della transizione alla Sec. Nel 2002, però, era già stato tra i grandi collaboratori del senatore Paul Sarbanes nel redigere la grande legge anti-truffa Sarbanes-Oxley sull'onda degli scandali Enron e Worldcom.
Poltrone di rilievo, inoltre, sono tuttora occupate da ex Goldman. Al Tesoro con Paulson e Kashkari la squadra anti-crisi comprende Dan Jester, ex stratega alla banca, Steve Shafran, ex private equity, e Kendrick Wilson III. Jon Corzine, ex chief executive di Goldman, è stato prima senatore e ora governatore del New Jersey. Joshua Bolten, un tempo responsabile dell'ufficio legale e degli affari governativi a Londra, è il capo di staff della Casa Bianca di George W. Bush. Stephen Friedman, che fu chairman della banca tra il 1992 e il 1994, è alla guida di un consiglio presidenziale sull'intelligence dopo esser stato direttore del National Economic Council di Bush.
Fuori dagli Stati Uniti il 55enne Robert Zoellick, già responsabile affari internazionali per la banca, è l'undicesimo presidente della Banca mondiale. Era stato anche vicesegretario di Stato nell'amministrazione Bush. Un altro ex Goldman, Mark Carney, è governatore della Banca del Canada. Ancora: John Tornton, ex co-direttore operativo di Goldman, è influente nei rapporti tra Cina e Stati Uniti dalla sua posizione alla Tsinghua University di Pechino. Gavyn Davies, ex Goldman e ex chairman della Bbc, è stato a lungo consigliere informale di Gordon Brown a Londra. In Australia Malcolm Turnbull, responsabile della banca nel Paese tra il 1997 e il 2001, ha preso la guida del partito d'opposizione Liberal Party.
Alcune delle nomine di più alto profilo e successo, tuttavia, risalgono ormai al decennio scorso. Soprattutto, negli anni 90, quella di Robert Rubin, già vice-chairman di Goldman, a Segretario al Tesoro con Bill Clinton. E non un Segretario qualunque: Clinton lo ha paragonato al capostipite dei ministri americani, Alexander Hamilton. Una descrizione meritatagli dal successo nel contenere la crisi del debito che scosse le piazze finanziarie globali, dal Messico alla Russia. Anche lui però, è oggi nel mirino: è tuttora consigliere del presidente eletto Obama, ma agli onori della cronaca di recente è salito soprattutto per i suoi anni ai vertici di un'altra istituzione scossa dalla crisi, Citigroup.
Il ruolo di Goldman ben oltre la finanza è stato tale da attirare l'attenzione di pubblicazioni sia conservatrici che liberal. The American Spectator e il New York Times, in ottobre, sono usciti con articoli dai titoli quasi identici: «Goldman Sachs government» e «The guys from government Sachs». Il Times ricorda come i molteplici passaggi di executive tra Goldman e il Governo abbiano sollevato dubbi di scarsa trasparenza e conflitti d'interesse. Con i critici più arrabbiati che guardano con sospetto anche a Geithner, il futuro ministro del Tesoro che pure vanta vent'anni di servizio pubblico e mai ha lavorato a Wall Street.
I suoi legami con Goldman sono solo indiretti: il presidente del board della Fed di New York è Stephen Friedman. E Geithner, nei suoi anni alla sede newyorchese della Banca centrale, ha arruolato in posizioni chiave executive di Goldman: William Dudley, ex economista della società, fu incaricato della sorveglianza delle transazioni sui titoli governativi. Gerald Corrigan, ex managing director, ha capitanato una task force per analizzare il rischio a Wall Street. Abbastanza per mantenere aperto il dibattito sui rapporti tra Wall Street, Goldman e la politica.
LA STORIA E I CONTI
139
Anni
È il tempo trascorso dalla fondazione da parte di Marcus Goldman. Con l'arrivo del cognato Samuel Sachs nel 1882 la banca prese il nome attuale
62%
Il calo
Perdita del valore del titolo dall'inizio
del 2008
80%
Riduzione massima dei bonus
La decisione è stata presa quest'anno
per i senior partner, con la parte in contanti
che non supererà i 222mila dollari. L'amministratore delegato Lloyd Blankfein, che nel 2007 aveva intascato un bonus
di 68,5 milioni, ha rinunciato del tutto assieme ad altri 6 top executive
2,1 miliardi
Perdita in dollari
Risultato nel quarto trimestre del 2008,
il primo in rosso da quando la società si è quotata in Borsa nel 1999. Nello stesso trimestre dell'anno scorso aveva registrato profitti per 3,22 miliardi
21/12/2008