Mancano meno di venti giorni all'inizio delle Olimpiadi di Pechino. Chi vincerà la gara tra i marchi sportivi ben evidenti sulle divise degli atleti? Non solo nella specialità della crescita, dove oggi come oggi, il Paese che ospita i giochi sembra non avere rivali, ma anche nel match giocato sul campo dell'etica. Un terreno dove si scandaglia il comportamento delle società sul fronte della corporate governance, dei codici di condotta, della trsparenza, del rispetto dell'ambiente e, soprattutto, si analizzano i criteri sociali (controllo della catena dei fornitori) e il rapporto con gli stakeholder, un campo dove i gruppi cinesi non sono proprio degli specialisti.
Con una quota di mercato superiore al 60% la Cina è il più grande produttore di abbigliemento sportivo. Il 49% delle scarpe commercializzate dalla tedesca Adidas è made in China, come pure il 65% degli accessori sportivi; Puma, anch'essa quotata a Francoforte, produce nel Paese asiatico oltre il 50%, mentre l'americana Nike il 35% delle scarpe sportive.
Al tempo stesso la Cina con la sua popolazione di oltre 1,3 miliardi, una crescita del Pil annuale dell'8%-10% e numerosi eventi sportivi programmati per i prossimi anni è uno dei più promettenti mercati per i produttori di accessori per lo sport. Oggi rappresenta circa il 7% del mercato globale, ma si stima che nei prossimi tre anni tale peso possa quasi triplicare. La domanda boom di equipaggiamento sportivo continua a offrire ritorni interessanti per i maggiori marchi internazionali, ma visto che il Paese offre manodopera a buon mercato con condizioni di lavoro talvolta discutibili, si presentano anche rischi etici che non vanno sottostimati.
Uno studio della svizzera Sam ha analizzato le opportunità che si presentano sul mercato cinese in particolare per i marchi locali. L'analisi di sostenibilità è focalizzata sul punteggio ottenuto dai principali 14 brand che si spartiscono la fiorente torta, ma anche sulla volatilità dei titoli e sui tassi di crescita annuali stimati per il prossimo triennio. Se infatti i leader di sostenibilità Nike, Adidas e Puma continuano a mostrare bassi rischi (finanziari e non) per i propri investitori, più incognite si presentano per i marchi locali che, tra l'altro, peccano talvolta di autenticità. Se si guarda invece solo alle prospettive di crescita dei titoli, vincono, quasi senza partita, gli emergenti. «I fornitori cinesi possono approfittare smisuratamente della crescita del loro mercato – spiega Philipp Mettler, analista azionario senior di Sam che ha steso il rapporto –. Se diventeranno leader o meno nell'arena internazionale di domani dipenderà da come integreranno gli aspetti di responsabilità sociale e sostenibilità nella loro strategia societaria». Tra i favoriti ci sono Anta, sesta nel punteggio di sostenibilità, con una crescita stimata su base annua al 46%, per il prossimo triennio. Li Ning, che già detiene una quota di mercato del 10,8% in Cina, stima una crescita annua del 34%; simili previsioni anche per China Dongxiang, titolare dei diritti per l'utilizzo in Cina del marchio Kappa di origine italiana. Tra le più volatili in Borsa, ma anche la più promettente con una crescita stimata su base annua del 53% è Xtep (Hong Kong) che tuttavia risulta decima nella gara di sostenibilità. I leader mondiali Nike, Adidas e Puma dovranno invece accontentarsi di tassi di crescita annui a una cifra, ma faranno correre meno rischi.
Federica Pezzatti
19/07/2008