La censura cinese sulla tragedia del Tibet non abbassa la guardia neppure di fronte alla diplomazia internazionale. Ieri sera è rientrata a Pechino la delegazione di 15 Paesi invitata a Lhasa dopo gli incidenti del 14 marzo.
Come previsto dal copione, le autorità cinesi hanno fatto vedere agli osservatori internazionali i negozi devastati dai saccheggi, le scuole bruciate, le vittime delle violenze. Ma hanno detto no all'esplicita richiesta della delegazione (era presente anche il consigliere politico dell'Ambasciata italiana a Pechino) di incontrare alcuni monaci tibetani.
Le autorità di Lhasa hanno abilmente glissato portando gli osservatori al tempio di Jokhang, dopo aver allontanato tutti i chierici. Pechino ha voluto evitare un altro incidente come quello di mercoledì scorso, quando una trentina di monaci ha fatto irruzione in una conferenza stampa organizzata per una delegazione di giornalisti stranieri. «Sebbene sia stata una visita guidata che, nonostante le forti pressioni dei diplomatici stranieri, non ha consentito deviazioni dal percorso programmato, è senz'altro un primo passo che dimostra una presa di coscienza da parte del Governo cinese sulla necessità di fornire maggiori informazioni sul Tibet», ha commentato l'ambasciatore italiano a Pechino, Riccardo Sessa.
L.Vin.
30/03/2008