AGI - Tutto come da copione all'assemblea di Mps, dove i soci hanno bocciato le due Ops su Banco Bpm e Banca Generali, il cuore del Piano messo a punto dall'Ad, Luigi Lovaglio, per respingere l'offerta di Intesa Sanpaolo, che a questo punto ha la strada spianata per la conquista della banca più antica del mondo. Decisivo il fonte compatto dei "no" preannunciato dai grandi soci che hanno respinto anche la proposta di fusione di Mediobanca nell'istituto senese.
L'Ad di Mps Lovaglio: "Il voto di oggi è solo un passaggio"
"È andato esattamente come avevamo previsto", ma "il voto di oggi è solo un passaggio, non è il verdetto finale sul futuro del Monte", ha detto Lovaglio per il quale tra le decisioni dei soci di oggi e gli obiettivi di Intesa "c'e' ancora una strada lunga" da percorrere. Sulla strada della Ca' de Sass si frappone, secondo il banchiere potentino, il procedimento Antitrust, perché solo a valle di questo pronunciamento "sarà possibile conoscere con maggiore chiarezza il perimetro effettivo dell'operazione, gli eventuali correttivi e le condizioni complessive sulle quali gli azionisti saranno chiamati a decidere, documenti da pubblicare, condizioni da conoscere e adesioni effettive da raccogliere".
Oltre che sulle decisioni dell'Antitrust, "la partita decisiva si giocherà sulle condizioni effettive dell'Opas e sul livello di adesione". Le bocciature delle offerte su Banco Bpm (respinta dal 91,1% dei soci) e su Banca Generali (il 90,9% dei no) devono essere giudicate "nel contesto nel quale si è formato", ovvero "l'ultimatum posto da Intesa Sanpaolo che ha compresso lo spazio per un confronto tra più opzioni alternative", è il giudizio di Lovaglio, secondo il quale "senza quell'ultimatum, la partita sarebbe ancora aperta" e "le nostre proposte avrebbero potuto essere esaminate nel merito, con maggiore tempo e con tutti gli elementi informativi necessari".
La metafora del gol
Il banchiere ha usato una metafora calcistica per spiegare la decisione di Intesa di subordinare la propria offerta agli stop delle Ops su Bpm e Banca Generali: "qualche gol l'abbiamo fatto anche da calcio d'angolo, ma c'è una cosa di cui siamo particolarmente orgogliosi: quei gol li abbiamo segnati giocando la partita, non cambiando le regole del campionato".
Di sicuro, il Piano proposto dal management di Rocca Salimbeni "ha già ottenuto un risultato" che "non deve essere oscurato dall'aritmetica assembleare", ovvero aver costretto la banca guidata da Carlo Messina "a rilanciare e accogliere alcune richieste", ottenendo "condizioni migliori per gli azionisti anche prima che l'offerta si concretizzi" e "questa è già una vittoria", nella lettura di Lovaglio.
Disco rosso dai soci anche alla fusione con Mediobanca, che se fosse stata approvata sarebbe diventata efficace entro la fine dell'anno: gli azionisti presenti all'assemblea, pari a quasi il 66% del capitale, l'hanno respinta con il 63,65% dei voti, mentre i favorevoli sono stati il 32,91%. "Conoscevamo le posizioni di alcuni azionisti rilevanti e sapevamo che l'aritmetica della fusione con Mediobanca sarebbe stata difficile. Ci ha sorpreso, invece, il cambio di rotta di Intesa Sanpaolo: inizialmente favorevole alla fusione e successivamente orientata ad auspicarne la mancata approvazione. Quando un attore cosi' rilevante cambia posizione in modo cosi' netto il contesto dell'assemblea cambia di conseguenza", ha osservato il banchiere lucano.
Dagli azionisti, invece, è arrivato il via libera alla nomina come consiglieri di Gianluca Brancadoro e Alessandro Caltagirone, già cooptati nel board del Monte lo scorso 8 settembre al posto dei dimissionari Fabrizio Palermo e Carlo Vivaldi.