AGI - L'assemblea del Monte dei Paschi di Siena (Mps) di oggi è uno snodo cruciale per il futuro dell'istituto senese, chiamato a esprimersi sul pacchetto di delibere strategiche predisposto dall'amministratore delegato Luigi Lovaglio per blindare la banca e sventare l''assalto' di Intesa Sanpaolo. L'esito della riunione appare però già scritto, visto l'ampio schieramento di soci che supera la quota necessaria per stoppare il Piano Lovaglio.
Fusione di Mediobanca in Mps
Gli azionisti nella parte straordinaria si dovranno esprimere, tra i vari punti all'ordine del giorno, sul progetto di fusione di Mediobanca in Mps e sulle Ops su Banco Bpm e Banca Generali. L'assemblea, nella parte ordinaria, voterà invece sull'integrazione del Cda, con la nomina di Alessandro Caltagirone e Gianluca Brancadoro, e sull'acquisto delle quote di Generali in mano a Piazzetta Cuccia.
L'appuntamento arriva al culmine di mesi di intense manovre finanziarie che stanno ridisegnando la mappa del sistema bancario italiano. Il piano predisposto dal management di Rocca Salimbeni rappresenta la principale linea di difesa per preservare l'autonomia dell'istituto senese, finito nel mirino del tandem Intesa Sanpaolo-Unipol.
La Ca' de Sass ha infatti lanciato un'Opas sul Monte da circa 31,4 miliardi di euro, un'operazione volta a consolidare la sua leadership nazionale e che proietterebbe la banca guidata da Carlo Messina al secondo posto nell'Eurozona per capitalizzazione di mercato.
Terzo polo bancario nazionale
Il progetto difensivo di Lovaglio mira invece a sventare l'offerta e a creare un terzo polo bancario nazionale attraverso l'integrazione con Mediobanca e il consolidamento con Banco Bpm e Banca Generali, puntando a convincere i soci anche attraverso la distribuzione di un maxi-dividendo da 4 miliardi di euro. Un piano che difficilmente potrà andare in porto visto che il fronte contrario a Lovaglio si è allargato progressivamente.
A pesare in modo decisivo è la posizione di Delfin, titolare del 17,5% del capitale, schierata a sostegno dell'operazione di Intesa Sanpaolo. Al "no" di Delfin (famiglia Del Vecchio) e alla nota contrarietà del gruppo Caltagirone (13,5%) si è aggiunta l'opposizione di Edizione (famiglia Benetton, 1,45%), Enasarco, dei fondi Praude e Fondaco, di Norges Bank (che detiene circa il 3% di Mps).
Indicazioni negative sono emerse anche da parte dei proxy advisor Iss e Glass Lewis. Pesano poi le defezioni, come quelle del Mef (4,86%) e di Banco Bpm (3,74%) che diserteranno l'appuntamento. Da ultimo è arrivata la posizione della Fondazione Mps, che invece ha deciso di appoggiare il piano Lovaglio. Con il suo peso ridotto ormai allo 0,2% del capitale, l'indirizzo della Fondazione è però altamente simbolico. L'ente senese è la 'voce' della comunità locale, che si esprime dunque a difesa della continuità aziendale e dell'autonomia della banca più antica del mondo.