In un'intervista al Financial Times, Nik Storonsky, l'imprenditore di origini russe che ha co-fondato Revolut 12 anni fa e ne rimane amministratore delegato, ripercorre le tappe che hanno portato un'azienda fintech di successo in Europa con 115 miliardi di dollari e 80 milioni di clienti in 40 mesi.
Il manager osserva che ora l'accesso al capitale è più complicato, la regolamentazione più rigida e i mercati frammentati, ma è anche vero che ci sono "talenti di qualità". Certo è che la frammentazione geopolitica — dalla guerra tra Russia e Ucraina al conflitto in Medio Oriente, passando per l'acuirsi delle tensioni tra Stati Uniti e Cina — ha ostacolato la sua missione di costruire "la prima banca al mondo veramente globale", con cui intende una banca al dettaglio presente in più di 100 paesi: "Nel settore dei servizi finanziari, se ci sono tensioni politiche, specialmente con le sanzioni, non si possono fare molte cose in tantissimi paesi", ha detto.
Le origini nella Russia sovietica e la lezione dei crack finanziari
La sua storia parte da lontano: Nikolay Storonsky è nato da genitori brillanti (suo padre, ucraino, era un genio della fisica alla Gazprom) nella Russia sovietica degli anni '80. Ha rinunciato alla cittadinanza russa nel 2022, dopo essere diventato cittadino britannico nel 2013, ma i suoi primi anni di vita hanno plasmato fin dall'inizio il suo spirito imprenditoriale ribelle:"In un sistema socialista non si può davvero gestire un'impresa né possedere nulla. E penso che questo abbia effettivamente spinto molti giovani a diventare molto intraprendenti e a creare davvero delle imprese. Quando ti viene impedito di fare qualcosa, in realtà provi un forte desiderio di fare proprio quella cosa".
La formazione con una laurea in fisica e un master in economia e fisica a Mosca gli ha offerto l'opportunità di intraprendere una carriera finanziaria a Londra, dove nel 2007 è diventato trader di derivati azionari. Il suo primo datore di lavoro fu Lehman Brothers, che fallì l'anno dopo il suo arrivo; il secondo fu Credit Suisse, anch'esso ormai scomparso. Entrambi gli hanno insegnato qualcosa: "Ciò che ho davvero imparato da questa esperienza è che non si dovrebbero correre rischi in contesti complessi. Penso che questo abbia influenzato molto anche il mio percorso nella creazione della mia azienda", ha detto.
Grazie ai fondi accumulati durante gli anni trascorsi nell'investment banking, nel 2015 ha lanciato Revolut come concorrente dei tradizionali gruppi di cambio valuta, noti per le loro tariffe esorbitanti: "In molti mercati, poiché non c'è concorrenza, i prezzi dei servizi bancari sono elevati. Le difficoltà per aprire un conto sono molto elevate. L'innovazione di prodotto è estremamente scarsa". Una volta che Revolut avrà rivoluzionato il settore, afferma Storonsky, le persone potranno usufruire di servizi bancari migliori e più economici senza le seccature delle filiali o dei call center.
La strategia "zero rischi", la borsa e i fondi VC guidati dall'IA
Il rapporto prestiti/depositi di Revolut, un indicatore chiave per qualsiasi istituto di credito che raccoglie depositi, è insolitamente basso: il 6 per cento. Ma in linea con il suo mantra "basso rischio, basso impiego di capitale", Storonsky insiste nel dire che non intende innalzare tale percentuale.
Si vocifera di una quotazione in borsa con una valutazione fino a 200 miliardi di dollari entro due anni, con una possibile doppia quotazione a New York e Londra. Anche se l'indignazione popolare per la sua ricchezza, i suoi pacchetti retributivi, la residenza fiscale mutevole (Londra, Dubai, poi di nuovo Londra) e il gusto sfrenato per gli yacht (è stato recentemente citato in giudizio per una presunta fattura non pagata a un intermediario) sembra essersi placata, l'imprenditore non rallenterà.
Il FT scrive che è particolarmente entusiasta all'idea di consentire ad altri imprenditori di seguire le sue orme. Ha lanciato due fondi di venture capital (denominati QuantumLight I e II), per un valore complessivo di 850 milioni di dollari, alimentandoli con 100 milioni di dollari del proprio patrimonio, ma con un tocco tipico di Storonsky: gran parte dell'analisi degli investimenti è affidata all'intelligenza artificiale. "Penso che sia assolutamente possibile investire basandosi sulla scienza e sui dati piuttosto che sul giudizio umano", dice Storonsky.
E che ne pensa di diventare a sua volta un imprenditore seriale, come Bezos o Musk? "Ho effettivamente alcuni progetti paralleli che sto portando avanti e finanziando". Ma la sua vita non è solo lavoro, per quanto importante possa essere: ricorre al fascino delle onde come antidoto alla sua vita lavorativa frenetica e intrisa di tecnologia. "Per me è come una meditazione. Il vento, il mare... ti lasci trasportare senza pensare a nulla".