AGI - L'indice sintetico dell'economia del Mezzogiorno supera quello del Nord, mentre il Pil dell'area cresce più della media nazionale, trainato da investimenti e occupazione. È quanto emerge dal Check-up Mezzogiorno 2026, realizzato da Confindustria e SRM (Centro Studi collegato al Gruppo Intesa Sanpaolo) e presentato oggi a Bari.
Un Sud in crescita
Secondo il rapporto, nel 2025 l'Indice sintetico dell'economia meridionale raggiunge quota 643, superando il Nord, fermo a 622,7, e avvicinandosi al Centro (661,8). Dopo la lieve flessione registrata nel 2024, l'indice torna a crescere con un incremento di 8,2 punti, sostenuto soprattutto dagli investimenti. Nel confronto con il 2014, il Mezzogiorno registra un aumento di 143 punti, superiore ai 122,7 punti guadagnati dal Nord. Anche sul fronte macroeconomico il Sud continua a mostrare una dinamica più sostenuta rispetto al resto del Paese.
Un incremento anche occupazionale
Tra il 2019 e il 2025 il Pil è aumentato dell'8,3%, contro il +6,3% della media nazionale. Le previsioni per il 2026 confermano il trend, con una crescita stimata dello 0,6%, a fronte dello 0,5% italiano. Positivi anche i dati sull'occupazione: gli occupati nel Mezzogiorno superano i 6,52 milioni, con un incremento tendenziale dello 0,6%, tre volte superiore al +0,2% registrato a livello nazionale.
Le criticità che restano
Il rapporto evidenzia tuttavia alcune criticità che continuano a frenare il potenziale dell'area. L'export meridionale, pari a oltre 64 miliardi di euro nel 2025 e corrispondente al 10% del totale nazionale, ha registrato nel primo trimestre del 2026 una flessione dell'1,1% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente, mentre a livello nazionale si è osservata una crescita dell'1,3%, soprattutto per effetto del rallentamento delle Isole. Persistono inoltre i divari nel mercato del lavoro, con un tasso di occupazione pari al 50%, contro il 62,5% della media italiana, e resta inferiore alla media nazionale anche il Pil pro capite.
Lo studio sottolinea inoltre la limitata presenza di imprese a controllo estero nel Mezzogiorno, nonostante il loro rilevante contributo in termini di valore aggiunto, export, occupazione e ricerca, e richiama i ritardi nell'attuazione della politica di coesione europea, evidenziando la necessita' di accelerare la trasformazione delle risorse disponibili in investimenti e cantieri.
Il motore dietro la crescita del Meridione
Il Check-up Mezzogiorno 2026 individua nella ZES Unica uno dei principali motori della crescita del Sud. A metà 2026 le Autorizzazioni Uniche rilasciate hanno attivato oltre 9 miliardi di euro di investimenti diretti, con circa 25mila posti di lavoro diretti. Considerando anche gli effetti indiretti e il moltiplicatore economico, l'impatto risulta ancora più significativo. Secondo lo studio, cresce soprattutto il valore medio dei progetti autorizzati, segnale che la ZES sta favorendo investimenti di dimensioni sempre maggiori. Quasi la meta' delle autorizzazioni (45%) riguarda nuovi insediamenti produttivi, che concentrano il 65% degli investimenti e il 55% delle ricadute occupazionali.
Gli ampliamenti di siti già esistenti rappresentano invece il 38% delle autorizzazioni, il 25% degli investimenti e il 32% dell'occupazione stimata, con benefici concentrati soprattutto nelle filiere dell'agroalimentare, del Made in Italy, dell'automotive, dell'elettronica-Ict e del turismo. Più contenuta, invece, la presenza dei comparti ad alta intensità' tecnologica, come aerospazio e biotecnologie.