AGI - Gli aeroporti europei rischiano una carenza "sistemica" di carburante per aerei se lo Stretto di Hormuz non verrà completamente riaperto entro tre settimane.
La lettera degli aeroporti europei
In una lettera inviata da ACI Europe - visionata dal Financial Times - l'associazione che rappresenta gli scali Ue ha avvertito il commissario europeo per i trasporti, Apostolos Tzitzikostas, delle "crescenti preoccupazioni del settore aeroportuale in merito alla disponibilità di carburante per aerei, nonché della necessità di un monitoraggio e di un'azione proattiva da parte dell'UE".
L'allarme degli aeroporti: "Se Hormuz non riapre rimarremo senza jet fuel"
Se il passaggio attraverso lo Stretto di Hormuz "non riprenderà in modo significativo e stabile entro le prossime tre settimane, una carenza sistemica di carburante per aerei diventerà realtà per l'UE". Dallo Stretto, infatti, passa il 40% del jet fuel mondiale. Dopo oltre 40 giorni di conflitto in Medio Oriente, con il sostanziale blocco in corso del passaggio delle navi, le forniture di cherosene iniziano a scarseggiare.
Gli aeroporti avvertono: "A rischio i voli estivi"
La lettera dell'ACI sottolinea inoltre che l'avvicinarsi dell'alta stagione estiva, "quando il trasporto aereo è fondamentale per l'intero ecosistema turistico da cui dipendono molte economie" della Ue, ha intensificato queste preoccupazioni. Inoltre l'associazione rileva come al momento non esista un sistema di mappatura, valutazione e monitoraggio a livello europeo "della produzione e della disponibilità di carburante per aerei".
L'impennata dei prezzi del jet fuel
Il prezzo medio settimanale del jet fuel, annota l'osservatorio della Iata, tra il 27 febbraio - il giorno prima dell'inizio del conflitto tra Usa e Israele contro l'Iran - fino all'ultima rilevazione il 3 aprile è più che raddoppiato da 99,4 a 209 dollari al barile. L'Europa segna punte di prezzo fino a 216 dollari. In Europa finora non si sono registrate carenze diffuse. Le compagnie aeree del Vecchio Continente affermano di avere carburante a sufficienza per diverse settimane, ma i fornitori non sarebbero in grado di garantire consegne fino a maggio.
Piani di riduzione dei voli e rincari
Quasi tutte le maggiori compagnie aeree starebbero studiando piani per la possibile riduzione dei voli, con uno stop fino al 10-20% dei vettori ogni giorno, per affrontare la carenza di carburante. Una dinamica che potrebbe innescare un rialzo dei prezzi dei voli in estate. "Non prevediamo carenze di carburante nel breve termine, ma la situazione è in evoluzione. Al momento i nostri fornitori di carburante possono garantire gli approvvigionamenti fino a metà/fine maggio", ha specificato Ryanair negli scorsi giorni.
Le restrizioni negli aeroporti italiani
Lufthansa invece starebbe preparando dei piani di emergenza, riporta lo Spiegel, per fronteggiare gli effetti economici della situazione in Medio Oriente. Il primo pacchetto prevede il fermo temporaneo di fino a 20 aerei, il secondo raddoppia fino a 40 in caso un ulteriore peggioramento della situazione.
La durata del conflitto resta la variabile più attenzionata ma anche la meno prevedibile. In Italia finora alcuni scali - Linate, Bologna, Treviso, Venezia, Brindisi, Reggio Calabria - hanno registrato carenze di carburante nei giorni a ridosso di Pasqua, poi la situazione è rientrata.
Pichetto Fratin: "Ci sono criticità ma non sono preoccupato"
"Complessivamente sul fronte petrolifero e delle disponibilità non ho grandi preoccupazioni. Possono esserci però settori specifici o parti specifiche di questo, e in questo caso il Jet Fuel è uno di questi con criticità, perché una gran parte della produzione del Jet Fuel arriva dal Golfo Persico ed è quello che ha subito in questi tempi la maggiore carenza a livello di offerta che hanno portato automaticamente ad alcune situazioni di criticità", ricorda il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica Gilberto Pichetto Fratin.