AGI - I commissari delle amministrazioni straordinarie di Ilva e di Acciaierie d'Italia attendono entro questa sera l'invio da parte del fondo americano Flacks Group delle puntualizzazioni che gli sono state chieste in merito a piano industriale, ambientale, occupazionale e alle garanzie finanziarie relative all'operazione di acquisizione dell'ex Ilva. Una volta ricevute queste puntualizzazioni da Flacks - la cui offerta è stata giudicata migliore rispetto a quella del concorrente Bedrock, altro fondo americano - i commissari si metteranno al lavoro per esaminarle e vedere se corrispondono a quanto è stato chiesto al potenziale investitore.
Nel frattempo - come ha annunciato questa mattina nell'informativa al Senato il ministro delle Imprese, Adolfo Urso - è tornato in pista il gruppo siderurgico indiano Jindal, che ha presentato una manifestazione di interesse, non una vera e propria offerta. Jindal ha lanciato quindi un segnale di voler rientrare nella partita dell'ex Ilva - il che viene giudicato importante da fonti vicine al dossier - e adesso si attende che presenti un piano. Urso ha già detto che poi bisognerà fare una valutazione comparata tra le due offerte.
Il ritorno di Jindal e la storia precedente
Quello di Jindal - gruppo omonimo ma non lo stesso che sta investendo a Piombino insieme a Danieli - è un ritorno. Il gruppo si era già fatto avanti per l'ex Ilva con il bando lanciato a luglio 2024, la sua presenza era stata confermata a gennaio 2025, ma poi nell'estate del 2025 Jindal si era defilato, tant'è che non ha più partecipato alla nuova gara fatta partire dai commissari ai primi dello scorso agosto. Jindal si è ritirato così come ha fatto il gruppo azero Baku Steel. A quel punto nel bando attuale il loro posto lo hanno preso i fondi americani Bedrock e Flacks Group.
Le ragioni del precedente ritiro di Jindal
Ma se Baku è andato via perché ha trovato ostacoli nel portare a Taranto la nave rigassificatrice connessa al suo piano - doveva servire ad alimentare la decarbonizzazione e i forni elettrici al posto degli altiforni a carbon coke -, Jindal, invece, ha mollato l'ex Ilva perché si era orientato, in alternativa, sull'acquisto dell'azienda tedesca dell'acciaio ThyssenKrupp. A quanto pare, quest'ultima operazione si sarebbe arenata perché Jindal avrebbe trovato una situazione complessa in Thyssen e difficoltà anche con il board. Nelle ultime settimane, quindi, Jindal è tornato sui suoi passi e ha rimesso sotto la lente l'ex Ilva.
La nuova manifestazione d'interesse e le complicazioni
I vertici della società indiana hanno prima chiesto di incontrare il ministro Urso, approfittando del fatto che era in India per una missione istituzionale, chiedendogli della procedura di gara in atto. Particolare, questo, rivelato dallo stesso Urso il 3 marzo: "Confermo - ha dichiarato Urso - che durante il mio recente viaggio a Nuova Delhi, a margine del summit sull'intelligenza artificiale, ho incontrato l'azienda su loro richiesta. Ho dato loro le informazioni che chiedevano sulla procedura di gara europea". E adesso, nelle scorse ore, Jindal ha formalizzato la propria manifestazione d'interesse per l'ex Ilva. Ovviamente ci si attende un aggiornamento di quanto Jindal ha presentato mesi addietro e che è stato già acquisito dai commissari. Allora Jindal offrì alcune centinaia di milioni per acquisire l'ex Ilva, mentre adesso non solo il gruppo indiano si trova con Flacks che ha offerto un euro per l'acquisto dell'azienda e promesso investimenti per 5 miliardi, per cui pare difficile che possa confermare l'offerta economica di mesi fa, ma la stessa situazione dell'ex Ilva si è ulteriormente complicata, tra mancato dissequestro dell'altoforno 1, sentenza del Tribunale di Milano sull'Aia del 2025 e Tar di Lecce che per il 19 maggio ha fissato l'udienza di merito per discutere del ricorso presentato contro la stessa Autorizzazione ambientale da una serie di movimenti ambientalisti.
Offerte occupazionali e produzione
Allora, infine, Jindal fece anche un'offerta occupazionale minore rispetto a quella di Baku Steel, che alla fine venne ritenuta l'offerta migliore, anche se poi l'operazione gli azeri non la conclusero. Attualmente Flacks Group ha annunciato 8.500 occupati ed una produzione annua di acciaio di 4 milioni di tonnellate.