(AGI)- Buenos Aires, 14 apr. - Trent'anni dopo la cadutadell'ultima dittatura argentina, arriva in un libro laconfessione di Jorge Videla, capo della giunta militare cherovescio' la presidenza di Isabel Peron nel 1976 e inauguro' lalunga stagione dei generali che si concluse con la presidenzadi Leopoldo Galtieri nel giugno 1982. Nel corso di questi seianni, ha affermato per la prima volta Videla in un'intervistarilasciata al giornalista Ceferino Reato, che la inserira' inun volume, i generali programmarono e misero in attol'assassinio di massa di "7.000 - 8.000 persone", ovvero "ilprezzo da pagare per vincere la guerra contro la sovversione". Jorge Videla sconta oggi una condanna all'ergastolo,comminatagli il 22 dicembre 2010 per la morte di 31 prigionieripolitici durante la sua presidenza. Il generale, oggi 87enne,ha sempre rivendicato la responsabilita' delle proprie azioni."I miei subordinati hanno eseguito i miei ordini", ebbe a direuna volta, dopo il suo primo arresto nel 2008. "Mi haraccontato cio' che accadde in modo articolato, preciso neiricordi, con un linguaggio brutale e fuori dalle metafore.Sembrava un analista di fatti commessi da altri", ha spiegatoil giornalista, con non poco "stupore" per l'atteggiamento delgenerale, che ha anche rivelato di aver ordinato la sparizionedei resti delle vittime "affinche' non vi fossero proteste,dentro e fuori il Paese". "Non v'era altra soluzione, ilvertice militare era unanime", racconta Videla, che aggiungeorrore all'orrore spiegando come vennero compiuti sequestri etorture in base alla "dottrina francese", elaborata dalcolonialismo in Algeria e trasferita nel continentelatinoamericano. Per assicurarsi il successo del golpe, spiegaVidela, i generali divisero il Paese in cinque aree. Ciascunadi queste aveva un referente, che mise a punto una lista dipersone da eliminare. La sorte dei dissidenti era decisasettimanalmente e non esisteva una lista che conteneva "ildestino finale dei desaparecidos", almeno 30.000 secondo leorganizzazioni umanitarie. "Il nostro obiettivo", sottolineal'ex dittatore, "era mettere ordine in una societa' in cuiregnava l'anarchia. Riguardo al peronismo, uscire da unavisione populista; nell'economia, dare avvio a una fased'impronta liberale". (AGI)